venerdì 20 dicembre 2013

LA SPIRALE CENTRIPETA




Lo stato naturale (sahaja) è una condizione di libera e totale comunicazione.
Se pensiamo a ciascuno di noi come ad un campo morfico, una bolla di informazioni, il livello coscienziale dipenderà dall'ampiezza di questa bolla, ovvero dalla capacità di scambiare informazioni con il maggior numero possibile di esseri viventi.
Nell'illuminato il campo morfico è l'universo intero. Essendo l'illuminato o il liberato in vita, l'essere umano nel suo stato naturale, si deve praticare Yoga con la consapevolezza che la libera e totale comunicazione di energie (informazioni) dall'interno all'esterno sia uno stato accessibile a ciascuno di noi. 

Anzi, dovrebbe essere la condizione normale ("naturale") dell'Essere Umano.
la Non naturalità dibende dai "blocchi", dai contenuti psichici che impediscono parzialmente o totalmente il libero  fluire delle energie (informazioni). 





I blocchi psicofisici provengono, in genere, dalla "spirale centripeta del pensiero", una modalità "
non naturale", acquisita, di usare la mente.
In qualche modo, chissà quando e perché, l'essere umano ha imparato a recepire e trasmettere le informazioni in maniera obliqua o contraddittoria.
Itsuo Tsuda, in uno dei suoi libri, racconta un caso singolare trattato dal suo maestro Noguchi: un bambino, che non aveva mai dato segni di squilibrio psichico, improvvisamente comincia a gettare immondizia e cadaveri di animali nella stanza del fratello.

Noguchi scoprì che tutto era nato da un complimento
Un giorno la madre gli dice:

-"Come sei bravo tu.
Tuo fratello invece è proprio uno zozzone!
"-

Una frase, una frase sola, apparentemente inoffensiva può creare disastri.

Il bambino, probabilmente per la prima volta, fa caso alla differenza tra le due camere. 
Confronta la zozzeria del fratello con la propria pulizia, inizia discriminare tra bene e male, tra brutto e bello non in base ad una legge universale o qualche ideale estetico, ma usando come termine di paragone il giudizio della madre.
Se la madre avesse detto semplicemente -"Che bravo, è molto bello che a te piaccia la pulizia"- si sarebbe limitato a cercar di tener pulita la sua stanza o addirittura si sarebbe messo a pulire le altre stanze, perché la sua NATURAera tener pulito e in ordine.
Il riferimento al fratello ("Tuo fratello invece è proprio uno zozzone") insinua la malizia.
Nasce un qualcosa che non è nella sua natura, una diversa modalità o tecnica del pensare.
Se prima che la madre glielo facesse notare teneva pulita la sua stanza per il solo gusto di tenerla in ordine, adesso comincia ad agire per dimostrare di essere più pulito del frat
ello, di essere diverso.
Basta una frase o una sola parola per innescare, nella mente, la spirale centripeta che allontana un essere umano dalla sua propria natura.




Lavoro con le armi bianche da anni.
Mi piace e credo di essere abbastanza abile.
Supponiamo di parlare di spada con un gruppo di persone e supponiamo che io dica, citando un vecchio film: -"La spada è come il collo di una rondine, se la tieni stretta muore, se molli troppo la presa vola via"-
Uno dei presenti commenta la mia affermazione -"Si vede che non hai mai usato una spada in vita tua"-
Se in uno stato di "non vigilanza" faccio penetrare e agire quella frase nella mia mente, l'attenzione , mia e dei presentii, si sposterà dalla spada a me.
Punto nell'orgoglio potrei pensare "Perché questo afferma una falsità del genere?"
E magari comincerei a parlare delle mie esperienze precedenti, andrei a prendere video e foto, chiamerei qualcuno che possa testimoniare la mia abilità di spadaccino, o prenderei la spada con l'intenzione di dimostrare quanto sono bravo.
Se alla fine dimostrassi veramente di essere bravo e ricevessi gli applausi degli "spettatori"la frittata egotica sarebbe fatta.
Se in precedenza giocavo con la spada e ne parlavo per il solo piacere di farlo (cosa che in qualche modo è nella mia natura) adesso comincerei, probabilmente a giocarci ed a parlarne per ottenere l'apprezzamento altrui.



L'ego si sviluppa nella dinamica GRATIFICAZIONE - PUNIZIONE (Frustrazione).
Quando si parla Yoga o, come fanno alcuni, di "Filosofia Realizzativa" il discorso si fa più complesso, perché il fine dichiarato è la risoluzione dell'ego.  Facciamo un esempio: il discepolo X del  maestro di Yoga Y, un ricercatore serio, intelligente, preparato, diligente, sincero, mosso da quello che Raphael definisce "ardore realizzativo" per anni ed  anni sente il maestro Y ripetere  -"lo yoga è la pratica del Samadhi"-
Ma non ne ha mai fatto l'esperienza.
Sentendo e leggendo i racconti di altri che magari lui reputa più sciocchi o meno preparati o meno rispettosi del maestro, si sentirà frustrato.
La frustrazione (PUNIZIONE) avvierà una spirale centripeta che porterà alla rabbia ed alla insoddisfazione.
Inconsciamente con tutte le armi che ha a disposizione (logica, erudizione, titoli accademici...) cercherà di dimostrare che tutti coloro che affermano di aver esperito il samadhi sono dei cialtroni o che il samadhi non è strumento essenziale ecc. ecc.
Anche qui c'è uno spostamento dell'obbiettivo .
All'inizio il discepolo è mosso dall'ardore realizzativo o dalla sete di conoscenza.
La ricerca fa parte della sua natura, ricerca perché non può farne a meno.
Quando comincia a farsi viva la frustrazione, il fine diviene  l'esperienza soggettiva del samadhi.
Agli sforzi vani si accompagna l'aumento esponenziale della frustrazione e il  il fine ultimo diverrà il dimostrare che gli altri non sono ricercatori seri.



L'ego cerca sempre di affermare il suo essere unico.
Vuole  primeggiare perché si alimenta di gratificazioni e le gratificazioni giungono quando si vince, quando si è riconosciuti come il più buono, il più intelligente, il più furbo ecc. ecc.
Il discepolo X  non potendo dimostrare di essere il più qualcosa cercherà di dimostrare che nessun altro è più qualcosa di lui e maggiori saranno le sue qualità intellettuali e la sua erudizione maggiori saranno le possibilità di "successo".
L'esempio che ho fatto non è inventato: è la storia di uno dei più famosi yogin del XIX secolo, Vivekananda. Allievo del "folle amante della Dea" Ramakrishna Vivekananda, non avendo mai esperito il samadhi, per anni guardò con sospetto e sarcasmo le estasi del suo maestro e degli altri discepoli dandosi un gran daffare per dimostrare la cialtroneria di coloro che affermavano di aver "realizzato il Sé"

Quando finalmente, con Ramakrishna in punto di morte, visse uno stato di alterazione percettiva e di perdita della coscienza individuale si spaventò a morte (-"dov'è il mio corpo? Sento solo la mia testa....dove è finito il mio corpo..."-).
Appena fu in grado di camminare andò dal maestro che gli confermò la natura dell'esperienza e gli disse, più o meno: -"Adesso che sai cosa è l'esperienza del samadhi la custodisco io, tu hai altre cose da fare...." 



In qualche modo la spirale centripeta del pensiero, è contagiosa.

Quando si innesca quel particolare processo mentale ( 1)IO AMO TENER PULITO 2) SONO GRATIFICATO DAL MIO ESSERE PIU' PULITO DI ALTRI 3)SPORCO GLI ALTRI PER NON RISCHIARE DI NON RICEVERE PIU' LA GRATIFICAZIONE) si tirano fuori le parti peggiori di sé e degli altri.
Se nel tempo si è sviluppata una grande capacità di osservazione e si è mossi sostanzialmente da sentimenti di amore e benevolenza nei confronti dell'umanità il processo può rivelarsi positivo, ma se la capacità di osservazione è bassa e il desiderio primario, inconfessato, è quello di primeggiare o di mostrarsi non inferiori ad altri i risultati saranno nefasti.
La natura del praticante di Yoga è la liberazione.
La spirale centripeta, che spinge a cercare gratificazioni individuali o ad evitare che altri trovino gratificazioni non è naturale e, se spinta all'estremo, si trasforma nel seme della sofferenza e del dolore.



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