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mercoledì 4 dicembre 2013

L'INSEGNAMENTO DEL TIZZONE ARDENTE



Mandukyakarika, alatasànti prakarana 45-50, 82; traduzione di Raphael:

"E' la coscienza - senza nascita, senza moto e non grossolana e allo stesso modo tranquilla e non duale - che sembra muoversi ed avere qualità

Così la mente/coscienza è non nata e le anime sono altresì senza nascita.Coloro i quali conoscono ciò non cadono nell'errore/sofferenza.

Come il movimento di un tizzone ardente sembra avere una linea dritta o curva così ol movimento della coscienza appare essere il conoscitore e il conosciuto.

Come il tizzone ardente quando non è in moto diviene libero dalle apparenze e dalla nascita, cosiì la coscienza quando non è in movimento rimane libera dalle apparenze e dalla nascita.

quando il tizzone ardente è in moto , le apparenze non gli provongono da nessuna parte. Né esse vanno in altro luogo quando il tizzone ardente è fermo, né ad esso ritornano.

Le apparenze non provengono dal tizzone ardente a causa della loro mancanza di sostanzialità.
Anche nei confronti della coscienza avviene così perché le apparenze sono sempre identiche". 
"A causa del desiderio per qualunque oggetto il Signore (Atman) si presenta facilmente nascosto per cui viene scoperto con difficoltà."


Quello dell'alatachakra è un insegnamento buddhista:
Se si prende un tizzone ardente o un bastone infuocato e lo si fa ruotare, l'impressione dell'osservatore sarà quello di vedere un cerchio.
In realtà si tratta di istanti, di posizioni nello spazio del tizzone che in successione danno l'illusione del cerchio.
Il cerchio in un certo senso è privo di una sua propria natura (svabhava).
Avrebbe insomma un grado di "realtà"(?) minore rispetto al tizzone ardente o al bastone infuocato. 

Gaudapada si pone  una domanda apparentemente sciocca:
"se non ci fosse qualcuno che dà al tizzone o al bastone un movimento circolare, come sarebbe possibile osservare il cerchio di fuoco?



Giocare con il bastone infuocato tracciando delle forme sempre diverse è bellissimo.
Nella notte si disegna nell'aria e più veloce ruota il bastone e più reali e definite sembrano le forme disegnate.
Chiunque l'abbia fatto o visto fare comprende benissimo che è colui che gioca con il tizzone ardente a creare le forme.
Se il cerchio non ha natura propria essendo posizioni spaziali in successione della fiamma è anche vero che senza la volontà del "giocoliere" non esisterebbe neppure l'apparenza del cerchio.
Qualunque bambino è in grado di comprenderlo.
Se il giocoliere è vestito di scuro sarà difficile, all'inizio, scorgere i movimenti che danno origine alla forma di fuoco , ma basta poco per svelare l'illusione.
Qualunque bambino, volendo, è in grado di svelarla.
Non occorre essere Gaudapada.
E allora perché l'insegnamento sull'alatachakra è considerato, così importante?
Maya, il mondo percepito, è MISURA (Ma) di tempo e spazio.
Ogni fenomeno occupa determinate posizione nel tempo e nello spazio ed il susseguirsi di queste posizioni, di questi istanti, danno l'illusione dello scorrere della vita.
Esattamente come il susseguirsi delle posizioni della fiamma danno l'illusione del fuoco.
Se non ci fosse il giocoliere a muovere il bastone infuocato, come potrebbe la vita avere l'aspetto che noi conosciamo?
Il giocoliere è il Brahman.
La vita, l'universo, l'esistenza sono il cerchio di fuoco.
Noi possiamo vedere solo una piccola parte  del giocoliere (la mano, il braccio che muovono il bastone infuocato), ma pure, quel poco, è abbastanza da farci comprendere che è una volontà a muovere il tutto.
 Per il Vedanta ci sono quattro stati di coscienza dell'Essere Umano: veglia, sogno, sonno profondo e Turiya.
I primi tre sarebbero 1/4 del Brahman, Turiya i rimanenti 3/4, ma la volontà, l'essere, è UNICA
Veglia, sogno, stato di sonno profondo e Turiya.
Sono un'unica realtà.
Sono "La" Realtà.
Così come i quattro yuga (età dell'oro ecc.) che pensati in successione danno l'illusione del tempo, sono anch'essi un unica realtà.
"La" Realtà.
Proviamo a pensarli contemporanei, anziché in successione.
Proviamo a pensare che siano i quattro pada.
Proviamo a pensare che la Vita (maya) non sia illusione ma dei piani di realtà sempre più sottili, sempre più impalpabile, 
frequenze sempre più alte della nota fondamentale:
il kali yuga è lo stato di veglia, ovvero il cerchio di fuoco.

Il terzo yuga è lo stato del sogno, ovvero la fiamma, il tizzone ardente.

Il secondo yuga è lo stato di sonno profondo ovvero il braccio e la mano.

Il primo yuga è il quarto pada la parte invisibile del supremo giocoliere.
 


Tutto qui ed ora.
Tutto nell'impercettibile porzione di spazio-tempo che separa ogni istante di manifestazione del Brahman.
Non occorre essere Gaudapada ed aver integrato le scritture per comprendere che è il giocoliere a creare il cerchio di fuoco.
Basta essere innocenti come bambini.

lunedì 4 novembre 2013

SHIVA HARA. L'OCA E IL BAMBINO CHE DORME

l bambino dorato vishnu sta dormendo sull'oceano di prima dell'inizio.
improvvisamente si sveglia per il fracasso provocato da un gigante con quattro teste:
-"chi sei tu che osi disturbare il sonno del Signore?"- 

tuona Vishnu.
Brahma gli risponde che ci deve essere un equivoco, essendo lui e solo lui il Signore dell'Universo.
I due cominciano a litigare ed a darsele di santa ragione.
improvvisamente un enorme cazzo* d'oro [*NB: nei veda e nei purana si usa un linguaggio che a noi appare assai scurrile. Esistono molte maniere per indicare gli organi sessuali femminile e maschile] appare all'orizzonte.
i due si fermano, stupiti.




Il pene d'oro che sembra espandersi ogni secondo che passa
non riescono a vedere né da dove ha inizio né dove ha fine.
Dice Brahmà: 
-" Senti, Vishnu, trasformati in cinghiale bianco, gettati nelle profondità dell'oceano e guarda dove è l'inizio , io mi trasformerò in oca cosmica e volerò nell'alto del cielo per vedere dove ha fine"-

Strano, vero?

Come al solito, quando ci si trova ad interpretare dei testi scritti in sanscrito, bisogna fare attenzione alle parole ed al loro suono:

1)erezione in sanscrito si dice  Harsa, gioia illimitata invece è हर्षगर्भ harsagarbha ovvero garbha= germe, seme, feto, Sa = lui, quello, e Hara = Siva.

2)L'alzarsi in volo dell'oca in sanscrito si dice हंसवाह haṃsavāha

3)Cinghiale si dice वराह varāha


Non mi dilungherò in spiegazioni e interpretazioni complicate, ma credo si dovrebbe riflettere sul fatto che वराह varāha,हंस haṃsa, हंसवाह haṃsavāha,हर्ष harṣa, हार hāra tutte parole con qualcosa in comune dal punto di vista del significato e del suono.
Ma torniamo al nostro mito.I tentativi di Vishnu e Brahma sono infruttuosi.
Si ritrovano di nuovo a guardare, assieme, l'enorme pene aureo.
Improvvisamente sotto l'immenso glande si apre una fessura, una vagina d'oro, al centro della quale appare Shiva: 

-"Io sono Shiva Hara, l'assoluto"-
Il bambino d'oro ed il gigante a quattro teste "comprendono" e raggiungono Shiva hara all'interno della vagina cosmica.

L'espansione del pene d'oro era tale solo per Brahma e Vishnu.
e lo era fin tanto che lo consideravano "oggetto di conoscenza".
la comprensione dell' identità fa scomparire la sensazione dell'espansione.
Ciò che è assoluto è infinito, e l'infinito non può espandersi.

venerdì 1 novembre 2013

IL CREPUSCOLO DELLA CREAZIONE

Armonia in sanscrito  è  सन्धि sandhi, una parola formata da san ( stessa radice di sam=con, insieme) e da dhi ( stessa radice di Deva=dio, divinità).
Si potrebbe tradurre  tranquillamente con "insieme a Dio".

Crepuscolo si dice invece सन्ध्या sandhyā, ed è la stessa parola con l'aggiunta della finale ya che nei mantra sta ad indicare spesso il Jiva, l'anima individuale.



Il crepuscolo (sandhyā) è il momento in cui si forma il jiva.
Brahma si addormenta.
Un attimo (o migliaia di anni umani...il tempo è relativo) prima che il sonno lo avvolga, sul "ponte di prima dell'inizio", viene colto da un pensiero o un'immagine che torna improvvisa dalla memoria di veglia:
 un ragno che sta camminando sul pavimento o un'ombra che ricorda vagamente la forma di un cinghiale.
Nel sonno l'immagine si fa seme.
Un attimo prima del risveglio, "sul ponte di prima dell'inizio", dalla "terra",  umida, sorge una foglia, poi due... nel corso dei "settantuno cicli cosmici" (mahayuga) che formano una giornata (manvantara) dal seme del crepuscolo si formerà un albero possente sarà, nella forma, nel nome, nel "sapore" (rasa) ricorderà  quel'immagine, quella forma che , in maniera  imprevista ha catturato la mente di brahma nel sandhyā, "ponte di prima dell'inizio"o "frattura dei mondi" o "luce tra le due luci".
 Sandhyā è il momento dell'infinita possibilità.


Per il calendario Hindu in questo momento siamo nel 5113 dell'Era Kali del primo mahayuga (l'insieme dei quattro yuga) della settima giornata, o manvantara, dell'attuale kalpa o giorno di brahma.
Sono complicati gli indiani!
Ogni giorno di brahma (kalpa) è diviso in 14 giornate.
Durante la prima giornata (manvantara) dell'attuale kalpa, Vishnu discende sotto forma di Cinghiale (varaha) per salvare la giovane dea della Terra (pritvhi) che è stata rapita da un demone degli abissi.


La Dea Terra è il verbo, la voce (वाक् vāk), espressione di quella  Prakrti che noi chiamiamo manifestazione.
La voce è la Conoscenza.
L'mmagine del Cinghiale che si getta negli abissi per salvare la Dea perduta -(voce o verbo o conoscenza) sarà il motivo fondamentale di tutta la manifestazione di questo kalpa o "eone", o era.
Ai nostri giorni siamo, come ho detto, nel settimo manvantara del kalpa detto appunto वराह varāha o cinghiale.
Mancano ancora sette giornate (manvantara) alla notte di Brahma.
Sette  ere cosmiche  in cui i temi della "parola dimenticata" e della "Dea perduta e riconquistata" saranno sviscerate in tutte le indefinite varianti storiche, psicologiche, culturali.
Ogni fenomeno, ogni guerra, ogni ideale di cambiamento saranno generati dal sogno del Dio, il bambino d'oro che dorme ("yoga nidra") sull'oceano nero dell'esistenza raccontato dai Purana.



In questo kalpa, Shiva piange disperato la morte di Sati e la ritrova in Parvati,
Sita rapita, torna nelle braccia di Rama  grazie alla devozione di Hanuman, Arjuna (Indra) dimentica la Legge (dharma karma) e la ritrova grazie a krsna, l'Auriga.
Ogni episodio mitico, ogni vicenda umana e divina, in questo "giorno di Brahma", non sono altro che variazioni sul tema di quella prima forma/immagine creata dalla mente del Dio durante la "frattura dei mondi"
Quello che accade nel macrocosmo, accade nel microcosmo.
Così come il demiurgo inventa un intero ciclo cosmico intessendo storie, forme e colori intorno  al "seme causale e casuale della creazione", così l'uomo crea la sua vita futura tessendo la sua tela attorno ad un ombra o un suono che hanno catturato la sua mente assieme alla mente universale. 


La morte è una modificazione del sonno profondo, e il deliquio che la precede lo è del dormiveglia, di quella "linea d'ombra" sulla quale, con la bocca piena di rena di sonno, ci aggrappiamo a immagini, luci, suoni che si sono nascosti a nostra insaputa, nella memoria di veglia o che ci sorprendono tra le braccia della Dea dalle frecce d'argento.


"Si diventa ciò che si pensa, questo è il supremo segreto", recitano le scritture.
Lo yogin ha in sé un potere meraviglioso e tremendo: può creare universi interi, sul ponte di prima dell'inizio, ma ciò non significa liberarsi dalla catena delle rinascite.
Chi non comprende lo yoga e non conosce questo potere si ritrova a vivere ciò che egli stesso ha prodotto e cercato, senza averne piena coscienza.
Chi comprende lo yoga porta invece l'attenzione (ekagrata) sul principio unico.
Mantenere l'attenzione sul punto unico, nel crepuscolo che precede il sonno profondo, il samadhi intermedio tra due samadhi savikalpa o la morte terrena, è impresa per pochi.
O pochissimi.