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venerdì 1 novembre 2013

LE TECNICHE DELL'APPORRE E DEL LEVARE

Om è tutto questo.
Una chiara spiegazione: ciò che è passato, presente e futuro è realmente OM.
E ciò che oltrepassa questa triplicità temporale, in verità, è sempre OM.
Mandukya Upanishad I (traduzione di Raphael)



Tutto è Om.
Tutti insegnamenti dello yoga si possono sintetizzare nell'oṅkāra
 .Om è la sorgente di tutti i suoni.
Essendo la manifestazione intera come un insieme armonico di suoni-vibrazione, tutta la manifestazione è Om.Il viaggio della manifestazione procede da Om e ritorna ad Om.Lo Yoga non è altro che il viaggio a ritroso verso i tre suoni A, U, M (A: stato di veglia-vaisvanara, U: stato di sogno-Taijasa, M: stato di sonno profondo-Prajna), viaggio che apre la possibilità di accedere (svelare) l'AUM silenzioso di Turiya, il "Quarto".
Questo duplice processo di manifestazione, intesa come creazione  architetture di vibrazioni prima sottili o poi sempre più grossolane, e riassorbimento, o risoluzione delle architetture di suoni-vibrazione fino al ritorno alla sorgente, si ripete, in scala, in tutte le attività umane.
e naturalmente in tutte le tecniche dello yoga.
Gli asana, ad esempio, sono in realtà "suoni", lettere della lingua degli dei  e praticare Hatha yoga significa  apprendere quell'alfabeto, studiare e comprendere le singole lettere, farle risuonare e, infine, verificarne gli effetti.Imparato l'alfabeto si dovrà ricondurre tutto alla fonte, a quella posizione (asana) che racchiudendo sé "tutte le posizioni" può essere identificata con l'Om.
La posizione di meditazione, con la schiena e la testa allineati, assunta con l'atteggiamento privo di tensioni detto, in sanscrito, sukha, è l'Om.


Tutte le altre posizioni sono in essa così come l'intero cerchio delle lettere sanscrite e delle note musicali è compreso nell'Om.
Uno degli scopi degli asana (come delle posizioni di Qi Gong wai dan o delle forme di taiji quan) è quello di eliminare i "nodi" che impediscono il giusto assetto posturale ed il raggiungimento dello stato "sukha".
Lo hatha yogin dovrà dapprima imparare sempre nuove posizioni (lettere) e tecniche e in seguito, dovrà percorrere la via a ritroso per tornare alla posizione-sorgente, all'AUM.Si tratta di ricreare un alfabeto anzi un mondo (tecnica dell'apporre) per poi procedere alla sintesi (tecnica del levare).
Se si ignora la dinamica " tecnica dell'apporre-tecnica del levare" ( per il vedanta "iti iti"e "neti neti") e  gli scopi della pratica, lo studio degli asana si risolverà nel continuo apprendimento di movimenti e posture sempre più complicate, utili forse per suscitare l'ammirazione o la curiosità di eventuali spettatori.
Bisogna fare attenzione a non confondere la via dello yoga con  la via della rappresentazione.
Molti anziché praticare yoga, interpretano il ruolo dello yogin.
Si vestono, si muovono e parlano come secondo loro si veste, si muove e parla uno yogin, ma perdono di vista l'essenziale: 

lo yoga è la pratica del samadhi.





lunedì 28 ottobre 2013

SUKHA - L'ESIGENZA DEL PIACERE


La pratica dello Yoga presuppone l'atteggiamento Sukha.
La posizione deve essere Sukha.

Lo si legge in moltissimi testi.
Sukha è lo stato che si sperimenta dopo un piacevole rapporto sessuale e questo, a coloro che vedono la pratica dello yoga come sofferenza, rigida disciplina o esercizio della volontà, può apparire stravagante.


Eppure nelle upanishad si parla  sempre di necessità della posizione Sukha.
E forse questo potrebbe essere uno spunto di riflessione interessante.
La sofferenza, il dolore, il resistere con la volontà a privazioni di vario genere è ciò che in genere viene definito तपस् tapas.
Lo Yoga è sedersi con la schiena diritta in una posizione Sukha e meditare sull'Om
Cito di seguito i primi versetti della kaivalya upanishad nella traduzione di Raphael


1 Om! Asvalayana recatosi dal Beato parameshthin gli disse:

"O beato, insegnami la più alta scienza del Brahman, quella che onorano le persone intelligenti, quella poco conosciuta dalla maggioranza degli uomini, in modo che ,senza ritardare ed estirpando tutta l'ignoranza abbia a riprendere l'identità con l'essere supremo".

2 Allora il grande padre gli disse: " la scienza si conosce tramite la certezza la devozione e la meditazione:

3 Non è stato nè per le azioni,nè per la procreazione, nè per la ricchezza, ma per il distacco-rinuncia che molti hanno conquistato l'immortalità.
Gli asceti entrano in ciò che è al di là del firmamento, che vive celato nella caverna e che rimane immensamente brillante.

4 Tramite la conoscenza comprendono il senso del Vedanta, con purezza di moventi e con totale rinunzia trovano la liberazione- che trascende la stessa morte - nel mondo di Brahma.

5 In un posto solitario il saggio ponendosi nell'atteggiamento sukha, puro, con la testa e la schiena in perfetto allineamento, avendo superato gli asrama e portato al silenzio tutti gli organi dei sensi, volto verso il proprio maestro con devozione.

6 Con il pensiero al centro del loto del cuore, libero da passione, da imperfezione, radiante, felice, affrancato dall'attaccamento alle indefinite forme, immortale, sorgente dei Veda.