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lunedì 4 novembre 2013

IO SONO QUELLO - NISARGADATTA MAHARAJI

Quando si parla di advaita vedanta ci si dimentica spesso che advaita non è una scuola, ma uno stato di coscienza che corrisponde alla massima realizzazione del sadhana yogico. Così fioccano le discussioni, a volte accesissime, sulle differenza tra advaita vedanta e tantra o tra tantra,  hatha yoga e jnana yoga. Penso che se si leggessero con attenzione le parole dei maestri ci si accorgerebbe della stupidità di certe diatribe.




Quello che incollo sotto è un dialogo tratto dal libro di/su Maharaji Nisargadatta "I Am That"  [pag. 271 parte II, capitolo 97]. Si tratta del testo [pubblicato anche in Italia con il titolo "Io Sono Quello"] che ha lanciato, per così dire, l'advaita vedanta in occidente. 
Non so quanti di coloro che parlano di advaita vedanta l'abbiano letto con attenzione. Spero molti.
A me rileggere,  dopo molti anni, le parole di Nisargadatta, il guru tabaccaio, ha fatto una certo impressione. 
Nisarga dice di essere un Nath, come Boghanatahar e  Goraksha. L'insegnamento dei Nath è indiscutibilmente Tantra. 
Boghanatar è, secondo i Siddha l'alchimista che ha introdotto il Qi Gong in Cina e Goraksha è, a detta di buddisti, induisti e islamici,  il Mahanath, colui " che ha insegnato lo hatha yoga" agli uomini.
Forse a chi non ha mai assistito alle accesissime discussioni tra "advaitin" e "tantrika" questo non dirà molto. Per me è invece assai importante: lo yoga è uno solo e le divisioni tra scuole, stili, lignaggi, punti di vista filosofici o logge sono solo illusorie. le differenze, presunte, servono a chi ha bisogno di appartenere ad un gruppo, una setta o una congregazione. Nisargadatta era uno yogin.




-"[...]I see here picture of several saints and I am told that they are your spiritual ancestors. Who are they and how did it all begin?

Maharaj: We are called collectively the Nine Masters [...]
That which permeates all, which nothing transcends and which, like the universal space around us, fills everything completely from within and without, that Supreme non-dual Brahman [...] That Thou Art"-

traduco, l'intervistatore chiede:

-"vedo qui le immagini di parecchi santi e mi sono detto che essi sono i tuoi padri spirituali [ancestor=avi , antenati; spiritual ancestor indica in pratica il lignaggio]: chi sono e come è iniziato [il lignaggio]?

Maharaji: Noi siamo collettivamente chiamati i nove maestri [Noi siamo chiamati i navnath] [...] 
quello che tutto pervade, che niente trascende e che, come lo spazio universale attorno a noi, riempie ogni cosa internamente ed esternamente, quel Supremo Brahman non duale.. Tu sei quello.Quello"-

domenica 3 novembre 2013

GINNASTI ED ERUDITI

Secondo una leggenda Nath il taoismo sarebbe l'evoluzione degli insegnamenti portati in Cina dal mitico maestro di Babaji Nagaraji, Boghanathar l'Alchimista, conosciuto dai cinesi con il nome di Bo Yang.


Non so se sia vero. 
La mia impressione, nata dall'esperienza, visto che mi sono trovato a praticare sia lo Hatha Yoga che il Qi Gong Nei Dan per vari decenni, è che quando si approfondisce lo studio, le differenze tra le due discipline sfumano fino a svanire, lasciando intravedere un unico impianto di base, una sola filosofia, o scienza dell'essere umano. 
Non sto parlando di sincretismo, ma proprio di un'unica disciplina.
L'identità tra Hatha Yoga e Qi Gong non viene apprezzata perché i fondamentali della pratica del Qi Gong, del Taiji Quan dello Hatha yoga (ovvero la percezione dei canali energetici e dell'energia che vi scorre) sono considerati da molti come punto d'arrivo.

esercizio di qi gong wai dan

Si parla moltissimo, è vero, di Qi, Jing, Prana, kundalishakti, ma spesso dietro alle parole c'è solo un vago sentire o un immaginare ciò che invece, nelle Arti orientali è (o dovrebbe essere) il fenomeno "oggettivo" da cui deve iniziare la pratica.
C'è una profonda scissura in occidente, tra quello che chiamiamo spirito  e quello che definiamo invece corpo.
I pensiero ed i sentimenti sono messo in relazione con la sfera spirituale.
Tutto ciò che riguarda il corpo è messo invece in relazione con la sfera materiale.

In oriente sono molti i termini che possono essere tradotti con spirito e materia (Xing-Ming, Purusha-Prakrti ecc...) e questo porta ad alimentare la credenza della dicotomia corpo - spirito.
 Molti praticanti di Yoga o Taijiquan o Qi Gong, anche se parlano di "identità", "unione", "non dualismo" più o meno consciamente, continuano ad associare il corpo fisico e le energie "basse" alla sfera materiale-istintuale e il pensiero e le energie "alte" alla sfera spirituale - intuitiva.
Si divide la realtà in qualcosa che possiamo definire naturale (le energie basse) e qualcosa d'altro che è invece considerato "super-naturale" (le energie alte) e così la percezione del Qi (Ki in giapponese) o di kundalishakti finiscono per essere considerate un fatto extra-ordinario, un evento legato ad una qualche realizzazione spirituale o magica.

tantrik painting - XVIII sec.

La percezione della circolazione delle energie sottili, i canali psichici, i chakra, sono gli strumenti del Qi Gong e dello Yoga.
Considerarli punti d'arrivo è come pensare che il compito dello scultore sia quello di acquistare mazza e scalpello e non quello di trarre forme dal marmo! E
ppure è ciò che accade, non di rado, nei corsi e nelle scuole di Yoga e di tecniche psicofisiche cinesi. 
In alcune scuole di formazione per insegnanti ci sono addirittura due (o più) docenti diversi per la stessa disciplina: 
uno insegna la teoria (la manifestazione dell'essere, i tre stati di coscienza, i cinque corpi, i cakra, le nadi...) ed uno fa fare esercizi fisici e respiratori.
E' assurdo! 
Si rischia di formare due diverse categorie di praticanti: i ginnasti e gli eruditi, e si rischia di smarrire il senso ultimo delle discipline indiane e cinesi.
La cosiddetta teoria  è la cosmologia, i rapporti tra macrocosmo e microcosmo, è l'insegnamento universale o generale, del taoismo e dello yoga.
La pratica, ovvero le posizioni, le sequenze, i mantra, gli esercizi respiratori, la meditazione, è invece l'insegnamento soggettivo o individuale.
La teoria senza pratica è inutile erudizione, buona per le chiacchiere da salotto.
La pratica senza teoria è una nave guidata, senza bussola e sestante, da un capitano cieco.



La funzione dell'insegnamento universale o generale  è quella di preparare il praticante alla trasformazione della percezione della realtà che "deve aver luogo" grazie alle istruzioni pratiche o "operative".
Capita, addirittura, che una o l'altra  delle "due metà della mela vengano definita "esoterismo", o "sapere inizatico".

Per quello che posso dire dopo quarant'anni di pratica, l'esoterismo non esiste, esistono solo l'ignoranza, e la volontà , per  gusto personale o interesse,  di coltivare l'ignoranza.
Ma devo ammettere che  nello yoga e nel taiji quan dei misteri insoluti ci sono, e come!. 
Come si fa, ad esempio, a insegnare la circolazione dell'energia sottile nei dodici meridiani o negli otto canali psichici se non si è mai percepito il Qi?
Come si può insegnare la "penetrazione dei sei cakra" (shatchakrabheda) se non si è mai fatta la conoscenza con kundalini?
Il vero istruttore  è quello che dice:
 -"secondo quello che dicono i maestri pinco e pallo praticando Yoga (o Tai Ji Quan o Qi Gong)  accade questo , quello e quell'altro. 
Io ho sperimentato questo, quello e quell'altro e ti posso insegnare come si fa"-
Purtroppo accade meno spesso di quanto crediamo.