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mercoledì 30 ottobre 2013

L'ARTE DI SALDARE L'AMATO CON L'AMANTE


Nel "Simposio", Socrate citando Aristofane, parla dell'Amore e di Efesto ( Il fabbro divino) che propone di "saldare l'amato con l'amante".
E parla degli amanti che altro non desiderano che di essere uniti per l'eternità.



Simposio 189 c-193:

"[...] da un tempo così remoto, dunque è connaturato negli uomini l'amore degli uni per gli altri;
esso ricongiunge la natura antica, e si sforza di fare, di due, uno, e di guarire la natura umana.
ciascuno di noi quindi è un complemento di uomo, in quanto è stato tagliato, come avviene ai rombi, da uno in due; ciascuno dunque cerca sempre il suo complemento [...]
"


L'uomo, secondo Aristofane, era uno ed è stato diviso in due.
Questa unità originaria per lo yoga è lo stato naturale (Sahaja) e la maniera per ritrovare lo stato naturale  è Samarasa che vuol dire  il medesimo sapore, e indica l'orgasmo contemporaneo e ininterrotto dei due amanti divini, Shiva e Shakti..
Amore è la volontà di ricondurre l'essere umano a quella unità originaria.
Eros, l'androgino (assimilabile al Phanes degli orfici) è, per l'Aristofane del Simposio, la causa di questa tendenza all'unità o tensione realizzativa.
I veda descrivono un mito (o concetto o teoria) analogo:

(Brhadaranyaka Upanishad I,III)1. In origine questo universo era soltanto il Sé (Viraj) della forma umana. Egli osservò e comprese di essere soltanto sé stesso, dunque affermò "Io sono". Quindi il suo nome fu Aham (io). Perciò da allora quando a qualcuno si chiede chi egli sia risponde "io sono", poi aggiunge il proprio nome. Siccome Egli era prima (Purva) di tutto questo universo e prima di chiunque aspiri alla perfezione, Egli bruciò col fuoco (Us) ogni male ed è chiamato Purusa. Colui che conosce questo brucia chiunque desideri levargli il primato.
2. Egli ebbe paura. Perciò tuttora chiunque sia solo ha paura. Egli pensò: "Se non esiste nessuno oltre me, di che cosa ho paura?". Allora passò la paura, poiché cosa avrebbe dovuto temere? Solo da una seconda entità può provenire il timore.
3. Egli non era felice. Perciò tuttora gli uomini non sono felici quando sono soli. Desiderava una compagna. allora divenne grande come un uomo e una donna abbracciati e divise poi il suo corpo in due parti. Da questo nacquero il marito e la moglie. Perciò diceva Yajnavalkya che questo corpo è la metà dell'intero, come la metà di un frutto solo. E lo spazio mancante fu riempito con la moglie, con cui Egli si unì, e da cui nacquero gli uomini [...]".

Sembra quasi  che Aristofane abbia letto Upanishad....
La Brhadaranyaka Upanishad (titolo che più o meno significa "insegnamenti del grande bosco" o forse "il grande insegnamento del bosco") è una  delle upanishad più antiche, si dice che sia dell VIII- IX secolo a.C. ma pare sia molto, molto più "vecchia" di quanto ci immaginiamo. Eccone un altro brano tratto dal secondo brahmana (capitolo) del primo Libro:

2. L'acqua era splendore. 
La schiuma delle acque si consolidò e diventò la terra. 
E quando anche la terra fu creata, lui si sentì stanco. 
Mentre conosceva la stanchezza e il turbamento, la sua essenza e la sua gloria emersero all'esterno. 
E questo fu il Fuoco.
3. Poi si scisse in tre parti, una il fuoco, una il sole, una il vento; 
questo è il triplice spirito vitale [Prana]. 
L'Oriente fu il suo capo, i venti che provengono da quella zona furono le zampe anteriori; 
l'occidente fu la sua coda; 
i venti che soffiano da occidente furono le zampe posteriori; 
il settentrione e il mezzogiorno furono i suoi fianchi, il cielo fu la schiena, l'atmosfera il suo ventre, la terra il suo petto. 
In tal forma 
Egli sostenne le acque e chi questo conosce trova, ovunque vada, il suo sostegno.

La schiuma che diventa la terra....
Ecco che "riciccia" la Venere che esce dalle acque (vedi AFRODITE E LA SCHIUMA DI SHANKARA)!
La terra (mondo manifesto?) è la DEA.
La schiuma diventa la terra, ma se è schiuma del mare (direbbe Shankara) si può dire che è cosa diversa dal mare?
E la terra? 
Se è schiuma, come potrebbe essere diversa dal "mare"?"Egli si sentì stanco" dice la Br. Up. e la sua gloria e la sua ESSENZA, emersero all'esterno: e questo fu il FUOCO.
Un Fuoco che si scinde parti: fuoco, sole e vento.
Una "TRIPLICE VIA DEL FUOCO".

lunedì 28 ottobre 2013

L'IO DIVISO E I SEMI DELL'IGNORANZA

Nei testi che parlano di advaita o di neo advaita Lsi trova spesso la parola saṃskāra tradotta e interpretata  con "semi" o " formazioni mentali". 
saṃskāra sarebbero dei virus che infettano la mente unica e incontaminata (mahat che equivale ad isvara) creando la molteplicità e  l'illusione dell'individualità.
Ho fatto una ricerca sui testi in sanscrito e sui dizionari on line e, come spesso accade, ho scoperto che il significato originale del termine è affatto diverso: i saṃskāra sono i "sacramenti", le iniziazioni. 



La società vedica procedeva per iniziazioni. 
Ne esistevano 18 tipi dette appunto संस्कार saṃskāra.
Le 18 iniziazioni che regolavano (regolano) l'esistenza terrena. 
Quando uno "diventava" studente, ad esempio, riceveva un'iniziazione: moriva il bambino e nasceva il ragazzo con un nuovo nome ed una nuova identità. 
Il padre di famiglia a sua volta uccideva (in maniera simbolica, ovviamente) lo studente e così via...
Nella società moderna figlio, padre, marito, amante, ricercatore convivono invece nell'apparente identità individuale, una struttura fittizia creata dalle relazioni familiari, alla quale va a sovrapporsi l'identità culturale (etnica o religiosa). 
in seno alla comunità etnica e religiosa si sviluppano poi altri gruppi o "reti sociali" nelle quali si creano nuovi bisogni e desideri non primari che vanno a sovrapporsi a loro volta  ai bisogni-desideri di figlio (figlia), marito (moglie), padre (madre), amante, amato.... 
La "struttura geometrica", inesistente di per sé che definiamo "Ego" o "piccolo io" si connette con altre strutture geometriche fino a costruire una rete inestricabile di bisogni, relazioni, ruoli che si sovrappone e in alcuni casi si sostituisce alla vita reale.

Un mito,  che ben rappresenta la cristallizzazione come "discesa nella molteplicità", è quello di Dioniso fatto a brandelli dalla spada dei Titani (Asura).
Dioniso riceve in dono da Efesto uno specchio. 
Ci gioca e finisce per innamorarsi/identificarsi con la propria immagine riflessa tanto da "dimenticarsi di sé". 
Qui, in quest'attimo di distrazione, intervengono i titani facendolo a pezzi e dando inizio al mondo come lo conosciamo. 
Ecco qua: quello che definiamo ioo individualità, non solo è apparente, ma è pure diviso (come affermava l'antipsichiatra Laing in un testo famoso negli anni '70)!. 
Un Io finto e parcellizzato. 
La difficoltà di accedere "veramente"agli insegnamenti dello yoga o del taoismo o dello zen nasce dalle caratteristiche della società moderna basata sul mito dell'ego e quindi strutturata in maniera completamente diversa da quella dell'India vedica, della Cina dell'epoca degli stati combattenti o dal Giappone dei samurai. 
Questo non significa che in quei luoghi e in quelle epoche si vivesse "meglio". 
Non significa che le società di Patanjali o Lao Tse o Takuan Soho fossero più giuste o più eque. 


Significa che quei pochi cui era dato accesso agli insegnamenti avevano maggior possibilità di comprensione. 
Tutto sommato, dal punto di vista "teorico", gli insegnamenti sono assai semplici: lasciando da parte, la metafisica, che a parte De Chirico non ho mai capito bene cosa sia, c'è un Essere, l'uno ontologico che si riflette nei singoli individui dando vita (?) a Persone costituite da una serie di veli o maschere sovrapposte al nucleo originale detto अन्तरात्मन् antarātman o atman interiore. Non bisogna certo essere dei geni per capire, almeno a grandi linee, il succo degli insegnamenti tra virgolette "tradizionali". 
Il problema è che la comprensione razionale, separata dalla PRATICA non è altro che l'ennesima sovrastruttura, l'ennesimo giochino della mente.