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domenica 1 dicembre 2013

CITAKASHA, LO SPAZIO ALOGICO

La mente corrisponde al bija mantra OM.
La parola al bija mantra AH.
Il corpo al bija mantra HUM





Oṃ ॐ è l'inizio del canto rituale (il rito è la manifestazione) ed è il canto stesso.
Per questo è detto udgītha.
Secondo la Chāndogya Upaniṣad ( I,1,5):

"vāg evark prāṇaḥ sāma om ity etad akṣaram udgīthaḥ tad vā etan mithunaṃ yad vāk ca prāṇaś cark ca sāma ca"

ovvero:
La parola (vāg) è ṛk (Ṛgveda, il libro degli inni), il prāṇa è sāman (Sāmaveda), udgītha è la sillaba Oṃ
Parola e prāṇa formano una coppia così come ṛk con sāman.


E ancora (I, 1, 8):

"tad vā etad anujñākṣaram yad dhi kiṃcānujānāty om ity eva tad āha eṣo eva samṛddhir yad anujñā samardhayitā ha vai kāmānāṃ bhavati ya etad evaṃ vidvān akṣaram udgītham upāste"

ovvero:
Questa sillaba significa dire si. 
Quando si vuole dire si a qualcosa si dice Oṃ
E  quello a cui si dice si verrà realizzato. 
Colui che conosce questo venera udgītha come la sillaba Oṃ e realizzerà i suoi desideri.

Oṃ è la mente ma è anche ciò che sta prima della mente.
Il simbolo con cui viene rappresentato, come del resto tutte le lettere sanscrite, può essere considerato un disegno, una specie di Yantra.

ॐ 
L'analisi del significato dei singoli tratti da cui è composto esprime i tre (quattro) stati di coscienza dell'uomo:
La linea curva inferiore rappresenta la A,  l'inizio, lo stato di veglia , il dio Brahmā inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti del demiurgo o del legislatore; è detta anche akāra o akāram ed è collegata alla funzione della mente detta ahaṃkāra ("ciò che fa l'io").




La linea curva orizzontale, centrale, rappresenta la ovvero lo stato del sogno, il dio Viṣṇu inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che mantiene e preserva; è detta anche ukāra o ukāram ed è collegata alla funzione della mente detta Buddhi



La linea curva superiore rappresenta la M ovvero lo stato di sonno profondo, il dio śiva inteso come forma dell'Assoluto nelle vesti di colui che riassorbe la manifestazione; è detta anche makāra o makāram ed è relata alla funzione della mente detta Manas o alla mente in generale.
Il fatto che M sia in alto ed A sia in basso ricorda il concetto della manifestazione grossolana come specchio della manifestazione allo stato potenziale. (MUA - AUM) e le modalità di recitazione dell'AUM di cui parla Shankara nel commento ai Mandukyakarika ( dice più o meno Shankara: "che la A e la U insorgano e vengano riassorbiti dalla M")
Sopra le tre linee curve ci sono altri due simboli :

ॐ 

La mezzaluna detta नाद nāda, ed il punto detto बिन्दु bindu.
Questi due segni sono così importanti da meritarsi un'intera upanishad tutta per loro, la nādabindu upanishad.
Nāda è la vibrazione iniziale, il primo suono e tutti i suoni.
Rappresenta la Shakti nell'atto di dare inizio alla manifestazione.
Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e la coscienza dello stato di sonno profondo, Nāda rappresenta il "Quarto" o Turiya, inteso come Grande Sè col quale si può entrare in identita mediante lo strumento Nirvikalpa samadhi.
E' il primo fremito, potenziale, creato dall'unione di Shiva e shakti nell'isola delle gemme.
Il Bindu rappresenta l'anusvāra, reso nella pronuncia con la nasalizzazione (esempio Aummnnnnng) o, meno spesso, con l'allungamento della vocale precedente.
L'anusvāra è Shiva in unione con Citshakti o Cit Rupini.
E' l'amplesso di Shiva e Shakti.
Nāda sono i fluidi vaginali della dea uniti allo sperma del Dio. 
Se A rappresenta la coscienza dello stato di veglia, U la coscienza dello stato di sogno e la coscienza dello stato di sonno profondo, Nāda Bindu insieme rappresentano il "Quarto" o Turiya, inteso come Grande Sè col quale si può entrare in identita mediante lo strumento Nirvikalpa samadhi



Le tre lettere A, U ed M sono in qualche modo le radici di AH, HUM ed OM ovvero, Parola, Corpo e Mente. 
Esiste quindi un OM che tutto racchiude ed è lo spazio alogico che trova espressione nel punto (l'infinatamente piccolo relato all''infinitamente grande)
Esiste un OM potenziale che è il primo suono o prima vibrazione.
Esiste un OM che rappresenta la mente.
Nella recitazione del Mantra (qualsiasi mantra) questa differenziazione (apparente) viene manifestazta attraverso una triplice modalità di recitazione: mentale,bofonchiata (o silenziosa muovendo solo le labbra) ed udibile.
Come abbiamo visto il corpo è rappresentato da HUM.
HUM è il Varmabija, il bija mantra dell'armatura.
L'armatura è quella di Shiva nelle vesti del Bhairava, il nobile distruttore del male.
H qui sta per Hara cisoè Shiva.
U sta per Bhairava.
L'insieme nāda-bindu rappresenta l'assoluto che dissolve il male e la sofferenza.
AH è invece rappresentativo delle quattordici vocali.
Le vocali sono ciò che rende percepibili le consonanti e quindi rappresentano l'origine della manifestazione grossolana e della sua intelligibilità.
Ogni volta che portiamo le mani alla fronte (OM) , alla gola (AH)ed al cuore (HUM), rinnoviamo l'atto d'amore di Shiva e Shakti che dà il via alla manifestazione.
Ripetendo i tre bija uno di seguito all'altro può capitare di percepire un altro suono, simile ai gemiti dell'amata durante l'amplesso.
Questo suono si può forse rappresentare con le sillabe HA ed UM.
HAUM diviene così il mantra "nascosto" della manifestazione.
H sta per Hara,
AU sta per Sadashiva 
M indica lo spazio, il vuoto, Citakasha  ciò che i buddhisti chiamano śūnya o vuota pienezza.

lunedì 28 ottobre 2013

IL DISTRUTTORE DELLE TRE CITTÀ


Lo stato naturale è lo stato in cui lo spazio "interno" (citta akasha o spazio della memoria) comunica liberamente con lo spazio esterno (maha akasha o grande spazio) per "realizzare" infine  l'identità lo spazio senziente (cit- akasha).



L'interiorità dell'Uomo è una fluida coscienza sensitiva.
Se non vi è libero scambio di energie tra questa e lo spazio esterno significa che è avvenuto un processo di cristallizzazione o metallizzazione.
Questa cristallizzazione o metallizzazione della fluida coscienza sensitiva è rappresentata nel mito di Maya. 
Non mi riferisco a माया māyā intesa come manifestazione (attraverso il duplice potere velante e proiettivo) della Dea, ma a मय maya (senza accenti diacritici), l'asura, il grande Yogin. Il mito per chi si occupa di sadhana advaita è assai interessante:
nel corso una delle ricorrenti battaglie per il dominio del mondo gli dei le buscano (tanto per cambiare....) dagli Asura capitanati, stavolta, da Maya, uno Yogin che, grazie ai suoi poteri psichici, riunisce e salda le TRE CITTA' o TRE MONDI che costituiscono l'Universo, in un'unica gigantesca fortezza. 
Invano Indra , Agni, Vāyu e gli altri augusti abitanti del Monte Meru,tentano di espugnare la fortezza: Maya ha fatto in modo che solo una freccia in grado di trapassare tre fila di mura passando da una fessura quasi invisibile possa sciogliere l'incantesimo della cristallizzazione. 
Esiliati, gli dei vedici non possono far altro che rivolgersi al Dio delle foreste e degli animali selvaggi, il Supremo Cacciatore, il Dio che loro stessi hanno esiliato e di cui loro stessi hanno paura: ŚIVA TRIPURĀNTAKA





अन्त anta significa "fine". 

śiva tripurāntaka è letteralmente, colui che "mette fine alle tre città con con il suo arco da caccia. 
Questo è uno dei non molti miti in cui il "PROPIZIO" (questo è il significato della parola śiva ) fa uso dell'arco e delle frecce.
In altri userà la spada, 
in altri il tridente. 
śiva monta su un carro trascinato da due cavalli selvaggi, si avvicina alla città, tende l'arco e scocca la freccia che ridurrà in polvere le mura possenti del castello di MayaCome il Catello del Mago Atlante (nell'Orlando Furioso di Ariosto), la fortezza degli Asura rivela improvvisamente la sua natura illusoria. 
Si trattava di un castello di carte, o di nuvole, ma il potere dell'illusione l'ha fatto sembrare così "credibile" da rendere vani gli sforzi dei potenti dei vedici del tuono (Indra) del Fuoco (Agni) del Vento (Vayu). 
L'Ego è un nemico invincibile per l'uomo civilizzato proprio per la sua natura illusoria. 
Sguainare la spada contro un fantasma o un miraggio è completamente inutile: nessuna lama "dello stato di veglia" può ferire un corpo di sogno. 
Solo śiva tripurāntaka, il Grande Cacciatore, il protettore degli animali selvaggi e degli spiriti dei defunti, può risolvere la metallizzazione dell'ego. E faremmo bene a meditare sulla figura del Dio dai tre occhi:
śiva non vive sul monte Meru. 
Non abita in palazzi sontuosi. 
Non veste di seta e d'oro. 
śiva il cacciatore, si aggira, coperto da un perizoma di pelle di tigre, nelle foreste, al di là dei "RECINTI" dei villaggi e delle mura delle città. 
Non rispetta le regole della convivenza civile: beve in un teschio, fa l'amore all'aperto con la sua sposa Uma, dorme nei cimiteri, seguito costanetemente da una schiera di battitori (i rudra o marut) crudeli e rumorosi. Il significato a me pare evidente: è la società che definiamo civile, la cultura,l'organizzazione sociale, ad essere contemporaneamente causa ed effetto  della cristallizzazione dell'Ego. la società civile è il frutto della natura polimorfica dell'Ego e al tempo stesso impone ruoli sempre nuovi e diversi
 Più ruoli vengono interpretati maggiore sarà la cristallizzazione/metallizzazione. 
IO figlio/figlia - IO marito/moglie - IO padre/madre .... sono ruoli diversi nel quale la mente sensitiva si identifica. 
L'identificazione conduce all'oblio di sé e i ruoli, le maschere finiscono per credersi attori e registi. 
Se mi immedesimo nel ruolo del padre dirò e farò cose diverse da quelle che dirò e farò nel ruolo del figlio o di marito ma alla fine  
i desideri , le aspirazioni i bisogni del figlio si mescoleranno a quelli del padre e del marito, creando ciò che definiamo personalità