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venerdì 8 novembre 2013

L'UOVO DI KUNDALINI


Scrive Abhi
navagupta in  Paramārthasāra, 4:

"L'Uovo cosmico [aṇḍa] nella sua quadruplice suddivisione 
delle sfere della Energia pura [śakti] della māyā, di prakṛti, di pṛthvī 
è stato fecondato dal Signore in virtù dell'inesauribilità della sua propria energia radiante"

Abbiamo quindi cinque corpi della sfera individuale ( vedi "LE PALLE DI BRAHMA") e cinque corpi della sfera universale.Sfera individuale:
anna - maya - koṣa o guaina/intelaiatura/germoglio dell'alimentazione
prāṇa - maya - koṣa o guaina dell'energia vitale
manas - maya - koṣa o guaina della mente
buddhi - maya - koṣa o guaina dell'intelletto
ānanda - maya - koṣa o guaina della Beatitudine
Sfera universale:
pṛthvī - maya -aṇḍa o uovo, testicolo, sfera della materia
prakṛti - maya -aṇḍa o sfera della Natura
māyā - maya -aṇḍa o sfera delle limitazioni (कञ्चुक kañcuka che letteralmente significa "giacca", "blusa", "giubba")
śakti - maya -aṇḍa o sfera dei poteri divini (Ānanda Śakti , Icchā Śakti , Jñāna Śakti, Kriyā Śakti)

La quinta sfera è la Luce coscienza di śiva nello stato di infinita intelligenza creatrice (Cit - Śakti).






Se riprendiamo l'esempio della teiera (vedi "IL VUOTO, LA FORMA...")
, la forma di porcellana potrebbe rappresentare pṛthvī, il tè prakṛti, lo Spazio, apparentemente qualificato dalla forma di pṛthvī , ma sempre simile a se stesso, il principio individuato sottoposto (apparentemente)alle limitazioni (kañcuka) di māyā .
Il corpo fisico, ossa, muscoli, nervi,sangue.... è sotto il dominio di pṛthvī,  nome della "giovane Dea", che विष्णु viṣṇu, in forma di cinghiale , strappa dall'oceano nei miti puranici.




L'Organo Interno, ovvero intelletto (buddhi), mente discorsiva (manas), energia (prāṇa), senso dell'io (ahaṃkāra), i cinque sensi o organi di conoscenza o jñānendriya, le cinque funzioni o organi d'azione (karmendriya) è sotto il dominio di prakṛti.
Il potere della giovane dea Terra, pṛthvī è enorme, é "Lei" che qualifica lo spazio e rende percepibile ciò che definiamo manifestazione.
L'uovo (aṇḍa) di pṛthvī è l'uovo della Serpentessa: Kuṇḍalinī Śakti.



LE PALLE DI BRAHMA

Nei testi di yoga la parola कोशा kośā  è tradotta quasi sempre con "Guaina".Traduzione attendibile, ma per alcuni versi limitata e limitante.
Kośā infatti vuol dire "tasca" , "scatola", "sacchetto", "rivestimento", ma viene inteso anche come "intelaiatura", come "perno" e come "germoglio".
Il mozzo di una ruota ad esempio sarà kośā e il fiore di loto in boccio padma kośā.
Tradurre con guaina può portare ad immaginare che il corpo "di carne", il corpo psichico, il corpo mentale siano una specie di  muta da sub che riveste l'anima.
kośā è il germoglio dal quale, e intorno al quale , per sovrapposizione, si sviluppano tutte le caratteristiche mentali, psichiche, fisiche umane.
kośā è  l'intelaiatura, la tela bianca sulla quale dipingiamo l'essere umano con i colori della natura.




Se si sono letti un po' di libri e articoli che parlano di vedanta, sappiamo che c'è una relazione tra stato individuale, o soggettivo e stato universale, o oggettivo. Al "sonno profondo" individuale (प्रज्ञ prajña) corrisponde lo stato di sonno profondo universale (ईश्वर īśvara), allo stato di sogno individuale (तैजस taijasa) lo stato di sogno universale (हिरण्यगर्भ hiraṇyagarbha) ecc...
Visto che le guaine /intelaiature/gemme corporee (kośā) sono legate agli stati coscienziali anche sul piano universale vi siano delle strutture, germogli, intelaiature simili. Il termine usato per indicarle è अण्ड aṇḍa, "testicolo" e per estensione semantica, "uovo", "noce", "nocciola", "palla".
Molto spesso  aṇḍa viene usato per indicare l'uovo del serpente, per cui i rettili vengono chiamati anche aṇḍaja, che, e questo dovrebbe far riflettere, è anche uno degli epiteti del dio Brahma.
Se kośā è l'intelaiatura, il boccio, la guaina, aṇḍa sarà invece il testicolo, ciò che racchiude la possibilità di generazione, tanto è vero che lo scroto, la "guaina/sacca" che racchiude i testicoli, in sanscrito è chiamato अण्डकोष aṇḍakoṣa e il cosmo è  ब्रह्माण्ड brahmāṇḍa,"le palle diBrahma".

Le "palle/testicoli" universali sono 4:

*pṛthvī - maya -aṇḍa

*prakṛti - maya - aṇḍa

*śakti - maya - aṇḍa

*śiva/śakti - maya - anda.


mercoledì 30 ottobre 2013

NIRVITARKA

Brahman è concepibile (immaginabile) come Infinito Spazio Puro  detto Brahman senza forma o nirguna o come Forma Fluttuante nello Spazio detta Brahman con forma o saguna)Lo Spazio primigenio del Brahman senza forma, viene espresso attraverso tre correnti/qualità: LUCE - SILENZIO - VUOTO (o AMORE).
Le tre correnti (le TRE GRANDI MADRI) corrispondono all'energia dell'Azione (LUCE), all'energia della conoscenza (SILENZIO) e all'energia del Desiderio o Volontà (VUOTO) e danno origine ai cinque veli limitanti di माया māyā,
ovvero:

- Limitazione dello Spazio.
- Limitazione della conoscenza.- Limitazione della passione.
- Limitazione del tempo.
- Limitazione del principio di consequenzialità o causa-effetto.

I cinque veli sono le sorgenti dei cinque elementi, che potremmo definire "punti di vista limitati dello Spazio:

La limitatezza dello spazio kalā è la sorgente di ciò che definiamo Etere o आकाश ākāśa.
La limitatezza della conoscenza vidyā corrisponde a ciò che chiamiamo Aria o वायु vāyu.
La passione rāga corrisponde a ciò che definiamo Fuoco o तेजस् tejas.
La limitatezza del tempo kāla corrisponde a ciò che definiamo Acqua o आप āpa
Il principio di causa-effetto niyati corrisponde infine a ciò che chiamiamo Terra o पृथ्वी pṛthvī
I quattro tipi di samadhi savikalpa citati da Patanjali sono "strumenti" per risolvere i primi quattro veli limitanti (dal nostro punto di vista, ovvero, per così dire, dal basso).



Ricordiamo Yoga sutra I,17 e proviamo a "sviscerarlo":

"vitarka vichara ananda asmita rupa anugamat samprajnatah"

Nella traduzione di Raphael:

"La condizione di conoscenza è quella accompagnata dall'argomentazione, dalla deliberazione, dalla beatitudine, dal senso dell' "io sono".

il primo tipo di samadhi (vitarka o savitarka samadhi, dove Tarka significa "ragionamento")) è collegato alla limitazione di Causa/Effetto niyati, e all'elemento Terra.
Il secondo tipo di samadhi (vicāra o savicāra samadhi, dove vicāra significa "idea", "pensiero") è collegato alla limitazione di Tempo, kāla e all'elemento Acqua.
Il terzo tipo di samadhi (ānanda o sānanda samadhi, con ānanda che significa "beatitudine") è collegato alla Limitazione della Passione/desiderio, rāga ed all'elemento Fuoco.
Il quarto tipo di samadhi (asmitā o sasmitā samadhi, con asmitā che significa "egotismo", "senso dell'io") è collegato alla Limitazione della conoscenza o 
vidyā e all'elemento Aria.Rimane il quinto velo , la limitazione di spazio o kalā che corrisponde all'elemento SPAZIO.
Lo Spazio o Etere è contemporaneamente uno dei cinque elementi e la sorgente degli altri quattro.
Si può dire che è contenuto in tutti gli elementi e che tutti gli elementi provengono da lui.
Lo strumento di conoscenza del quinto velo limitante o kalā è il nirvikalpa samadhi (dove कल्प kalpa significa "età", "possibilità", "rituale")
Ogni velo corrisponde ad uno dei cinque elementi e lo spazio è contenuto in tutti gli altri elementi.
E questo significa che la conoscenza di ogni  singolo velo limitante (così possiamo definire il samadhi savikalpa) apre alla possibilità di "accedere " al nirvikalpa samadhi.
Nelle scritture, "dopo" ciascun samadhi savikalpa è infatti citato un samadhi nirvikalpa.
Il primo tipo di samadhi "senza seme" è detto nirvitarka.
Patanjali lo cita nel sutra I,43;

"smriti partisuddhou svarupa sunyeva artha matra nirbasa nirvitarka"

Nella traduzione di Raphael:

"Quando la memoria è purificata e la mente perde la sua propria forma e soltanto la conoscenza reale dell'oggetto (di concentrazione) risplende, si ha lo stato di concentrazione senza argomentazione (nirvitarka)".

Nirvitarka samadhi in altre parole è la comprensione della "vera forma" dell'oggetto e di ciò che di quella vera forma è "causa", ovvero ciò che in un fenomeno è definito भाति bhāti, la luce propria di un oggetto, senza le sovrapposizioni create dalla mente.
Nirvitarka è il gradino che permette il passaggio al samadhi detto vicāra o savicāra.

lunedì 28 ottobre 2013

IL DISTRUTTORE DELLE TRE CITTÀ


Lo stato naturale è lo stato in cui lo spazio "interno" (citta akasha o spazio della memoria) comunica liberamente con lo spazio esterno (maha akasha o grande spazio) per "realizzare" infine  l'identità lo spazio senziente (cit- akasha).



L'interiorità dell'Uomo è una fluida coscienza sensitiva.
Se non vi è libero scambio di energie tra questa e lo spazio esterno significa che è avvenuto un processo di cristallizzazione o metallizzazione.
Questa cristallizzazione o metallizzazione della fluida coscienza sensitiva è rappresentata nel mito di Maya. 
Non mi riferisco a माया māyā intesa come manifestazione (attraverso il duplice potere velante e proiettivo) della Dea, ma a मय maya (senza accenti diacritici), l'asura, il grande Yogin. Il mito per chi si occupa di sadhana advaita è assai interessante:
nel corso una delle ricorrenti battaglie per il dominio del mondo gli dei le buscano (tanto per cambiare....) dagli Asura capitanati, stavolta, da Maya, uno Yogin che, grazie ai suoi poteri psichici, riunisce e salda le TRE CITTA' o TRE MONDI che costituiscono l'Universo, in un'unica gigantesca fortezza. 
Invano Indra , Agni, Vāyu e gli altri augusti abitanti del Monte Meru,tentano di espugnare la fortezza: Maya ha fatto in modo che solo una freccia in grado di trapassare tre fila di mura passando da una fessura quasi invisibile possa sciogliere l'incantesimo della cristallizzazione. 
Esiliati, gli dei vedici non possono far altro che rivolgersi al Dio delle foreste e degli animali selvaggi, il Supremo Cacciatore, il Dio che loro stessi hanno esiliato e di cui loro stessi hanno paura: ŚIVA TRIPURĀNTAKA





अन्त anta significa "fine". 

śiva tripurāntaka è letteralmente, colui che "mette fine alle tre città con con il suo arco da caccia. 
Questo è uno dei non molti miti in cui il "PROPIZIO" (questo è il significato della parola śiva ) fa uso dell'arco e delle frecce.
In altri userà la spada, 
in altri il tridente. 
śiva monta su un carro trascinato da due cavalli selvaggi, si avvicina alla città, tende l'arco e scocca la freccia che ridurrà in polvere le mura possenti del castello di MayaCome il Catello del Mago Atlante (nell'Orlando Furioso di Ariosto), la fortezza degli Asura rivela improvvisamente la sua natura illusoria. 
Si trattava di un castello di carte, o di nuvole, ma il potere dell'illusione l'ha fatto sembrare così "credibile" da rendere vani gli sforzi dei potenti dei vedici del tuono (Indra) del Fuoco (Agni) del Vento (Vayu). 
L'Ego è un nemico invincibile per l'uomo civilizzato proprio per la sua natura illusoria. 
Sguainare la spada contro un fantasma o un miraggio è completamente inutile: nessuna lama "dello stato di veglia" può ferire un corpo di sogno. 
Solo śiva tripurāntaka, il Grande Cacciatore, il protettore degli animali selvaggi e degli spiriti dei defunti, può risolvere la metallizzazione dell'ego. E faremmo bene a meditare sulla figura del Dio dai tre occhi:
śiva non vive sul monte Meru. 
Non abita in palazzi sontuosi. 
Non veste di seta e d'oro. 
śiva il cacciatore, si aggira, coperto da un perizoma di pelle di tigre, nelle foreste, al di là dei "RECINTI" dei villaggi e delle mura delle città. 
Non rispetta le regole della convivenza civile: beve in un teschio, fa l'amore all'aperto con la sua sposa Uma, dorme nei cimiteri, seguito costanetemente da una schiera di battitori (i rudra o marut) crudeli e rumorosi. Il significato a me pare evidente: è la società che definiamo civile, la cultura,l'organizzazione sociale, ad essere contemporaneamente causa ed effetto  della cristallizzazione dell'Ego. la società civile è il frutto della natura polimorfica dell'Ego e al tempo stesso impone ruoli sempre nuovi e diversi
 Più ruoli vengono interpretati maggiore sarà la cristallizzazione/metallizzazione. 
IO figlio/figlia - IO marito/moglie - IO padre/madre .... sono ruoli diversi nel quale la mente sensitiva si identifica. 
L'identificazione conduce all'oblio di sé e i ruoli, le maschere finiscono per credersi attori e registi. 
Se mi immedesimo nel ruolo del padre dirò e farò cose diverse da quelle che dirò e farò nel ruolo del figlio o di marito ma alla fine  
i desideri , le aspirazioni i bisogni del figlio si mescoleranno a quelli del padre e del marito, creando ciò che definiamo personalità