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domenica 15 dicembre 2013

LA PRATICA DELL'INFELICITÀ



L'infelicità è la cosa che più mi stupisce nell'essere umano.
Soprattutto nei praticanti di yoga.
La vita, la Dea, la Shakti o comunque la si voglia chiamare, è bella assai.
Piena di spine, certo, come ogni rosa degna di tale nome, ma se ci si ferma un attimo, un attimo solo (Kshana) ad ascoltarla quando sta sbocciando, nello sguardo di due ragazzini innamorati, in una chiesa che ti si para davanti, improvvisa, nella primavera romana o nel canto notturno, in una lingua che non conosco, con cui una madre con la pelle che indovino assai più scura della mia fa addormentare la sua bambina, al piano di sopra, è difficile non amarla.
L'incapacità di goderne è uno strazio. Nonostante le più dotte interpretazioni di Upanishad, la pratica incessante di mantra e asana, la lettura di tonnellate di discorsi dei maestri del passato mi pare che la lezione n°1 dello yoga, il vivere nel presente, sembra essere molto lontana dall'essere appresa.
Si vive nel passato e nel futuro. 

Costantemente. 
Si rimpiange ciò che è stato e ciò che poteva essere e si fanno piani per il futuro, come i fioretti di una volta, per essere più bravi, più buoni, più altruisti. 
Oppure si pensa alle possibilità di avere successo. 
O, ancora, si pensa alle malattie possibili o alla morte, ineluttabile, nostra o dei nostri cari. 



In uno stato di totale scissura della personalità, tra praticanti di yoga, si continua pure a parlare di Centro,  Vivere l'Attimo, di Nirvana, di Sahaja.
L'essere umano è una creatura stravagante: passa più tempo a pensare alla vita che a viverla.
Questo non vuol dire che non  si agisca.
Anzi, ci si muove come formichine ipercinetiche.
Si vedono persone, si lavora, si va al cinema, si praticano asana, si legge, si discute.
Ma la felicità, lo stato naturale dell'Uomo, sembra l'isola che non c'è, o il "Monte Analogo" di Renée Daumal.
Alla base dell'infelicità c'è la difesa dell'ego.
Lo so che sembra banale, ma credo che la maggior parte delle persone viva in un libro autobiografico.
Letteratura invece di vita vissuta.
I miei amici neo-vedantini diranno che è ovvio, che Maya, il divenire, è sempre letteratura.
Certo, ma secondo lo Yoga, la vita umana è opera forgiata da mahat, la mente universale, mentre per la maggior parte di noi il libro viene scritto dalla  memoria individuale, piena di sogni irrealizzati, rancori, rimpianti.


Lo yogin dovrebbe vivere ogni gesto come un rito, rendendo sacro ogni istante della sua vita.
In sanscrito la "sacralizzazione" del quotidiano si chiama bhukti ed è la capacità di godere  di ogni fenomeno dedicando alla Dea ogni cibo, bevanda, lacrima o grido di piacere.
La realizzazione di bhukti è lo stato di colui che può affermare SHIVO'HAM (IO SONO SHIVA), BHAIRAVA'HAM (IO SONO BHAIRAVA) o SA'HAM ( IO SONO LEI, la DEA è UNA con me...).
Mukti invece è la liberazione dal ciclo delle rinascite (AHAM BRAHMASMI - IO SONO IL BRAHMAN).
Vedanta advaita dovrebbe essere la via di colui che vede entrambe, Bhukti e Mukti, come un'unico stato coscienziale.
Il vero yogin, il siddha, è colui che sperimenta  la Felicità nel quotidiano e la Felicità senza limiti, qui e nella Terra dell'Oltre, ora e per sempre.
Questo significa, vivere l'attimo.....

Chissà perché ci si ostina ad essere infelici... 



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mercoledì 4 dicembre 2013

TRIPURA RAHASYA - IL MISTERO OLTRE LA TRINITÀ


Lo Sri Tripura Rahasya di Haritāyana era il libro preferito di Ramana Maharishi che lo commentò negli anni '30 ad uso dei suoi allievi (vedi "Ramana Maharsi "Tripura Rahasya, the Mystery Beyond the trinity", a cura di Sri Ramananda Sarasvati).

 

Si tratta di un testo tantrico che tratta degli insegnamenti di Dattatreya al suo allievo Paraśurāma, sesto avatar di Viśnu.
Paraśurāma ("Rama con l'Ascia di Guerra") è un Guerriero/Bramino, progenitore dei monaci guerrieri medioevali. Viene istruito alle arti marziali direttamente da Śiva ed alla "conoscenza dei segreti". appunto, da Dattatreya. Il commento di Ramana Maharishi testo di Haritāyana e le note di Ramananda Sarasvati, sono illuminanti. Soprattutto per chi ancora parla di differenze tra Vedanta Advaita e Tantra.
Il succo degli insegnamenti di Dattatreya e Ramana è la Sri Vidya, la conoscenza della Dea tramite lo Sri Yantra, la Kadividya (la pratica dello Sri Yantra tramite il mantra KA E I LA HRIM....) e la Hadividya (la pratica dello Sri Yantra tramite il mantra HA SA KA LA HRIM), ma ci si sono alcuni dettagli che, per chi, si interessa o si è interessato di Ramana Maharishi e Advaita Vedanta possono risultare rivoluzionari.
Innanzitutto l'Assoluto è Femmina.
La si può chiamare Adi Shakti, Durga o Tripurasundari, ma il senso è sempre quello.
In secondo luogo Avidya, che siamo abituati a intendere come "ignoranza metafisica" sulla base di letture condizionati dal dualismo platonico, in realtà, per Ramana e per Shankara (che Ramana cita spessissimo) è un sinonimo di Cit (coscienza/consapevolezza). In pratica Avidya, Cit, Maya, Kundalini  e Shakti sono sinonimi. detta così non fa grande impressione, ma in chiaro significa questo: SHIVA è il corpo dell'universo (la MATERIA) e SHAKTI è l'energia intesa come principio di coscienza che dà vita alla materia e permette di conoscerla.
Un'altra cosa interessante è che svatantra (tradotto di solito  con "libertà", ma che letteralmente significa "vero tantra") è il nome di "isvara".
Insomma Ramana era uno Shakta, la conoscenza per lui era quella del "Mantrika" (hadi e kadi mantra), tra Vedanta advaita e Tantra ci sono solo differenze fittizie e Dio è femmina...
Credo che studiarsi per bene il Tripura Rahasya commentato da Ramana Maharishi potrebbe spazzar via alcuni dei luoghi comuni che impediscono la reale conoscenza del sapere yogico.

Il testo integrale, commentato da Ramana maharishi, si può scaricare a questo indirizzo web: RAMANA MAHARISHI - TRIPURA RAHASYA





venerdì 8 novembre 2013

L'UOVO DI KUNDALINI


Scrive Abhi
navagupta in  Paramārthasāra, 4:

"L'Uovo cosmico [aṇḍa] nella sua quadruplice suddivisione 
delle sfere della Energia pura [śakti] della māyā, di prakṛti, di pṛthvī 
è stato fecondato dal Signore in virtù dell'inesauribilità della sua propria energia radiante"

Abbiamo quindi cinque corpi della sfera individuale ( vedi "LE PALLE DI BRAHMA") e cinque corpi della sfera universale.Sfera individuale:
anna - maya - koṣa o guaina/intelaiatura/germoglio dell'alimentazione
prāṇa - maya - koṣa o guaina dell'energia vitale
manas - maya - koṣa o guaina della mente
buddhi - maya - koṣa o guaina dell'intelletto
ānanda - maya - koṣa o guaina della Beatitudine
Sfera universale:
pṛthvī - maya -aṇḍa o uovo, testicolo, sfera della materia
prakṛti - maya -aṇḍa o sfera della Natura
māyā - maya -aṇḍa o sfera delle limitazioni (कञ्चुक kañcuka che letteralmente significa "giacca", "blusa", "giubba")
śakti - maya -aṇḍa o sfera dei poteri divini (Ānanda Śakti , Icchā Śakti , Jñāna Śakti, Kriyā Śakti)

La quinta sfera è la Luce coscienza di śiva nello stato di infinita intelligenza creatrice (Cit - Śakti).






Se riprendiamo l'esempio della teiera (vedi "IL VUOTO, LA FORMA...")
, la forma di porcellana potrebbe rappresentare pṛthvī, il tè prakṛti, lo Spazio, apparentemente qualificato dalla forma di pṛthvī , ma sempre simile a se stesso, il principio individuato sottoposto (apparentemente)alle limitazioni (kañcuka) di māyā .
Il corpo fisico, ossa, muscoli, nervi,sangue.... è sotto il dominio di pṛthvī,  nome della "giovane Dea", che विष्णु viṣṇu, in forma di cinghiale , strappa dall'oceano nei miti puranici.




L'Organo Interno, ovvero intelletto (buddhi), mente discorsiva (manas), energia (prāṇa), senso dell'io (ahaṃkāra), i cinque sensi o organi di conoscenza o jñānendriya, le cinque funzioni o organi d'azione (karmendriya) è sotto il dominio di prakṛti.
Il potere della giovane dea Terra, pṛthvī è enorme, é "Lei" che qualifica lo spazio e rende percepibile ciò che definiamo manifestazione.
L'uovo (aṇḍa) di pṛthvī è l'uovo della Serpentessa: Kuṇḍalinī Śakti.



LE PALLE DI BRAHMA

Nei testi di yoga la parola कोशा kośā  è tradotta quasi sempre con "Guaina".Traduzione attendibile, ma per alcuni versi limitata e limitante.
Kośā infatti vuol dire "tasca" , "scatola", "sacchetto", "rivestimento", ma viene inteso anche come "intelaiatura", come "perno" e come "germoglio".
Il mozzo di una ruota ad esempio sarà kośā e il fiore di loto in boccio padma kośā.
Tradurre con guaina può portare ad immaginare che il corpo "di carne", il corpo psichico, il corpo mentale siano una specie di  muta da sub che riveste l'anima.
kośā è il germoglio dal quale, e intorno al quale , per sovrapposizione, si sviluppano tutte le caratteristiche mentali, psichiche, fisiche umane.
kośā è  l'intelaiatura, la tela bianca sulla quale dipingiamo l'essere umano con i colori della natura.




Se si sono letti un po' di libri e articoli che parlano di vedanta, sappiamo che c'è una relazione tra stato individuale, o soggettivo e stato universale, o oggettivo. Al "sonno profondo" individuale (प्रज्ञ prajña) corrisponde lo stato di sonno profondo universale (ईश्वर īśvara), allo stato di sogno individuale (तैजस taijasa) lo stato di sogno universale (हिरण्यगर्भ hiraṇyagarbha) ecc...
Visto che le guaine /intelaiature/gemme corporee (kośā) sono legate agli stati coscienziali anche sul piano universale vi siano delle strutture, germogli, intelaiature simili. Il termine usato per indicarle è अण्ड aṇḍa, "testicolo" e per estensione semantica, "uovo", "noce", "nocciola", "palla".
Molto spesso  aṇḍa viene usato per indicare l'uovo del serpente, per cui i rettili vengono chiamati anche aṇḍaja, che, e questo dovrebbe far riflettere, è anche uno degli epiteti del dio Brahma.
Se kośā è l'intelaiatura, il boccio, la guaina, aṇḍa sarà invece il testicolo, ciò che racchiude la possibilità di generazione, tanto è vero che lo scroto, la "guaina/sacca" che racchiude i testicoli, in sanscrito è chiamato अण्डकोष aṇḍakoṣa e il cosmo è  ब्रह्माण्ड brahmāṇḍa,"le palle diBrahma".

Le "palle/testicoli" universali sono 4:

*pṛthvī - maya -aṇḍa

*prakṛti - maya - aṇḍa

*śakti - maya - aṇḍa

*śiva/śakti - maya - anda.