venerdì 1 novembre 2013

IL CREPUSCOLO DELLA CREAZIONE

Armonia in sanscrito  è  सन्धि sandhi, una parola formata da san ( stessa radice di sam=con, insieme) e da dhi ( stessa radice di Deva=dio, divinità).
Si potrebbe tradurre  tranquillamente con "insieme a Dio".

Crepuscolo si dice invece सन्ध्या sandhyā, ed è la stessa parola con l'aggiunta della finale ya che nei mantra sta ad indicare spesso il Jiva, l'anima individuale.



Il crepuscolo (sandhyā) è il momento in cui si forma il jiva.
Brahma si addormenta.
Un attimo (o migliaia di anni umani...il tempo è relativo) prima che il sonno lo avvolga, sul "ponte di prima dell'inizio", viene colto da un pensiero o un'immagine che torna improvvisa dalla memoria di veglia:
 un ragno che sta camminando sul pavimento o un'ombra che ricorda vagamente la forma di un cinghiale.
Nel sonno l'immagine si fa seme.
Un attimo prima del risveglio, "sul ponte di prima dell'inizio", dalla "terra",  umida, sorge una foglia, poi due... nel corso dei "settantuno cicli cosmici" (mahayuga) che formano una giornata (manvantara) dal seme del crepuscolo si formerà un albero possente sarà, nella forma, nel nome, nel "sapore" (rasa) ricorderà  quel'immagine, quella forma che , in maniera  imprevista ha catturato la mente di brahma nel sandhyā, "ponte di prima dell'inizio"o "frattura dei mondi" o "luce tra le due luci".
 Sandhyā è il momento dell'infinita possibilità.


Per il calendario Hindu in questo momento siamo nel 5113 dell'Era Kali del primo mahayuga (l'insieme dei quattro yuga) della settima giornata, o manvantara, dell'attuale kalpa o giorno di brahma.
Sono complicati gli indiani!
Ogni giorno di brahma (kalpa) è diviso in 14 giornate.
Durante la prima giornata (manvantara) dell'attuale kalpa, Vishnu discende sotto forma di Cinghiale (varaha) per salvare la giovane dea della Terra (pritvhi) che è stata rapita da un demone degli abissi.


La Dea Terra è il verbo, la voce (वाक् vāk), espressione di quella  Prakrti che noi chiamiamo manifestazione.
La voce è la Conoscenza.
L'mmagine del Cinghiale che si getta negli abissi per salvare la Dea perduta -(voce o verbo o conoscenza) sarà il motivo fondamentale di tutta la manifestazione di questo kalpa o "eone", o era.
Ai nostri giorni siamo, come ho detto, nel settimo manvantara del kalpa detto appunto वराह varāha o cinghiale.
Mancano ancora sette giornate (manvantara) alla notte di Brahma.
Sette  ere cosmiche  in cui i temi della "parola dimenticata" e della "Dea perduta e riconquistata" saranno sviscerate in tutte le indefinite varianti storiche, psicologiche, culturali.
Ogni fenomeno, ogni guerra, ogni ideale di cambiamento saranno generati dal sogno del Dio, il bambino d'oro che dorme ("yoga nidra") sull'oceano nero dell'esistenza raccontato dai Purana.



In questo kalpa, Shiva piange disperato la morte di Sati e la ritrova in Parvati,
Sita rapita, torna nelle braccia di Rama  grazie alla devozione di Hanuman, Arjuna (Indra) dimentica la Legge (dharma karma) e la ritrova grazie a krsna, l'Auriga.
Ogni episodio mitico, ogni vicenda umana e divina, in questo "giorno di Brahma", non sono altro che variazioni sul tema di quella prima forma/immagine creata dalla mente del Dio durante la "frattura dei mondi"
Quello che accade nel macrocosmo, accade nel microcosmo.
Così come il demiurgo inventa un intero ciclo cosmico intessendo storie, forme e colori intorno  al "seme causale e casuale della creazione", così l'uomo crea la sua vita futura tessendo la sua tela attorno ad un ombra o un suono che hanno catturato la sua mente assieme alla mente universale. 


La morte è una modificazione del sonno profondo, e il deliquio che la precede lo è del dormiveglia, di quella "linea d'ombra" sulla quale, con la bocca piena di rena di sonno, ci aggrappiamo a immagini, luci, suoni che si sono nascosti a nostra insaputa, nella memoria di veglia o che ci sorprendono tra le braccia della Dea dalle frecce d'argento.


"Si diventa ciò che si pensa, questo è il supremo segreto", recitano le scritture.
Lo yogin ha in sé un potere meraviglioso e tremendo: può creare universi interi, sul ponte di prima dell'inizio, ma ciò non significa liberarsi dalla catena delle rinascite.
Chi non comprende lo yoga e non conosce questo potere si ritrova a vivere ciò che egli stesso ha prodotto e cercato, senza averne piena coscienza.
Chi comprende lo yoga porta invece l'attenzione (ekagrata) sul principio unico.
Mantenere l'attenzione sul punto unico, nel crepuscolo che precede il sonno profondo, il samadhi intermedio tra due samadhi savikalpa o la morte terrena, è impresa per pochi.
O pochissimi.

LE TECNICHE DELL'APPORRE E DEL LEVARE

Om è tutto questo.
Una chiara spiegazione: ciò che è passato, presente e futuro è realmente OM.
E ciò che oltrepassa questa triplicità temporale, in verità, è sempre OM.
Mandukya Upanishad I (traduzione di Raphael)



Tutto è Om.
Tutti insegnamenti dello yoga si possono sintetizzare nell'oṅkāra
 .Om è la sorgente di tutti i suoni.
Essendo la manifestazione intera come un insieme armonico di suoni-vibrazione, tutta la manifestazione è Om.Il viaggio della manifestazione procede da Om e ritorna ad Om.Lo Yoga non è altro che il viaggio a ritroso verso i tre suoni A, U, M (A: stato di veglia-vaisvanara, U: stato di sogno-Taijasa, M: stato di sonno profondo-Prajna), viaggio che apre la possibilità di accedere (svelare) l'AUM silenzioso di Turiya, il "Quarto".
Questo duplice processo di manifestazione, intesa come creazione  architetture di vibrazioni prima sottili o poi sempre più grossolane, e riassorbimento, o risoluzione delle architetture di suoni-vibrazione fino al ritorno alla sorgente, si ripete, in scala, in tutte le attività umane.
e naturalmente in tutte le tecniche dello yoga.
Gli asana, ad esempio, sono in realtà "suoni", lettere della lingua degli dei  e praticare Hatha yoga significa  apprendere quell'alfabeto, studiare e comprendere le singole lettere, farle risuonare e, infine, verificarne gli effetti.Imparato l'alfabeto si dovrà ricondurre tutto alla fonte, a quella posizione (asana) che racchiudendo sé "tutte le posizioni" può essere identificata con l'Om.
La posizione di meditazione, con la schiena e la testa allineati, assunta con l'atteggiamento privo di tensioni detto, in sanscrito, sukha, è l'Om.


Tutte le altre posizioni sono in essa così come l'intero cerchio delle lettere sanscrite e delle note musicali è compreso nell'Om.
Uno degli scopi degli asana (come delle posizioni di Qi Gong wai dan o delle forme di taiji quan) è quello di eliminare i "nodi" che impediscono il giusto assetto posturale ed il raggiungimento dello stato "sukha".
Lo hatha yogin dovrà dapprima imparare sempre nuove posizioni (lettere) e tecniche e in seguito, dovrà percorrere la via a ritroso per tornare alla posizione-sorgente, all'AUM.Si tratta di ricreare un alfabeto anzi un mondo (tecnica dell'apporre) per poi procedere alla sintesi (tecnica del levare).
Se si ignora la dinamica " tecnica dell'apporre-tecnica del levare" ( per il vedanta "iti iti"e "neti neti") e  gli scopi della pratica, lo studio degli asana si risolverà nel continuo apprendimento di movimenti e posture sempre più complicate, utili forse per suscitare l'ammirazione o la curiosità di eventuali spettatori.
Bisogna fare attenzione a non confondere la via dello yoga con  la via della rappresentazione.
Molti anziché praticare yoga, interpretano il ruolo dello yogin.
Si vestono, si muovono e parlano come secondo loro si veste, si muove e parla uno yogin, ma perdono di vista l'essenziale: 

lo yoga è la pratica del samadhi.





L'OBLIO E IL RACCONTO DELL'ESPERIENZA

Tra blog, forum e dispense per gli allievi ho scritto più di diecimila articoli. Il tema è sempre lo stesso, ma negli anni ho cambiato più volte la mia visione dello yoga, del tantra, dell'essere umano.
Quest'anno l'incontro prima con i Ringsel (le "sacre reliquie") del Buddha e di Milarepa e poi con Babaji di Hairakhan, hanno prodotto, in me e nella mia maniera di intendere la pratica, una rivoluzione copernicana.
Ho ripreso in mano vecchi scritti, testimonianze di quarant'anni di esperienza nello yoga e mi sono chiesto se i milioni di parole che ho scritto abbiano una qualche utilità.



La testimonianza è sempre letteratura, e chi  fruisce della testimonianza altrui si trasforma spesso in critico letterario.
Mi è capitato spesso, spinto da un qualche  impulso interiore o chissà dalla voglia di stupire e di esibirmi, di raccontare in pubblico episodi anche intimi, che hanno indirizzato o stravolto la mia vita.
Ho cercato di dare parole a ciò che ha suscitato, e ancora suscita in me, stupore e  meraviglia.
Ma il "dare parole" ad un'esperienza" è sempre letteratura.Col tempo il racconto (che rimanga fedele a se stesso o si arricchisca di nuovi particolari è lo stesso) diviene non resoconto dell'evento, ma testimonianza della testimonianza.
Il punto focale diviene il raccontare e pur mantenendo, almeno in parte, la fragranza della verità, si smarrisce il succo dell'esperienza e quindi il  suo potere evocativo 
Immagini  suggestive come "La Dea nuda", "i Veli strappati", Il "deserto silenzioso" a son di ripeterle vengono snaturate.
Se si parla di yoga si parla di qualcosa di pratico di qualcosa che ha "degli effetti oggettivi"reali.
Come è scritto negli Shiva sutra  "il proseguire del cammino è permeato di meraviglia", e dove vengono a mancare lo stupore e la meraviglia ci si trova in un luogo di stallo.
La Dea è la Vita e  si esprime attraverso una serie di poteri ai quali gli antichi davano i nomi di Numi, Asura, Devata o Kami.Che questi dei e le loro gesta siano considerati processi psicologici o immagini fantastiche o frutto di alterazioni mentali poco importa.
Ascoltare il linguaggio degli dei e riviverne le gesta è esperienza che suscita meraviglia.
Se la Dea, la Vita , si esprime attraverso l'incarnazione dei suoi poteri, i veli che indossa impediscono la comprensione, diretta, di quei poteri.
Ma talvolta si creano delle fenditure.
La veste Le scivola dalle spalle mostrando il lampo di un seno nudo.
Oppure, senza malizia, la solleva  mostrando cosce incredibilmente lunghe e snelle.
Se si sta in campana, pronti a sfruttare tutte le opportunità , pur senza spogliare la dea,  dagli sguardi rubati ci si può anche fare un'idea del suo corpo nudo.
La visione della bellezza della Dea è  devastante.
Uno tsunami che spazza via idee, credenze e a volte, l'intera storia di una persona.
Come le increspature del mare sembrano risucchiate dalla grande onda, la visione della Dea è  la Modificazione  della mente (citta) che spazza via le altre modificazioni.
Dopo la grande onda, il mare si placa.
Sulla spiaggia cala il silenzio.
L'insegnamento della Dea arriva, inatteso, nel silenzio ineffabile che segue la grande onda.
Si può raccontare la grande onda, e le nostre parole desteranno interesse, magari ci applaudiranno. Qualcuno, suggestionato da esperienze non sue si scoprirà maestro o grande iniziato, ma se si perde il seme del silenzio sla testimonianza rimarrà letteratura o si farà critica letteraria.Il profumo della Dea  è inconfondibile.
Non si può fingere di sentirlo o raccontare, mentendo od illudendosi, di averlo sentito.
E' un profumo che trasfigura, per un attimo. Non ci si può neppure fidare dei ricordo, ché il ricordo è anch'esso letteratura,.
Forse dovremmo usare un'altra parola, un altra lingua, perché il profumo della Dea è eterno per chi è senza tempo, ed evanescente per chi è nel tempo e  nel rinnovare il racconto perde progressivamente l'aroma, sfumando fino a rimanere  sterile nostalgia del ricordo di Sé.
La parola deve essere viva e la parola viva ha cuore, visceri ed organi genitali.

L'UOMO SAGGIO RESPIRA CON I TALLONI

Per molti anni ho meditato su una frase di Chang Tsu.
Una sola frase.
Era una specie di ossessione: risuonava nelle orecchie, improvvisa, nel dormiveglia o nelle attese strategiche alla fermata del bus.
Già, ci sono mille e mille modi diversi per occupare tempo e mente.Il riflettere costantemente su una frase incomprensibile non è certo il più fruttuoso.
- "L'uomo saggio respira con i talloni"-
- "L'uomo saggio respira con i talloni!"-

- "L'uomo saggio respira con i talloni?"-

A volte ho pensato ad errori di traduzione o a un codice segreto, inaccessibile senza la parola chiave.
Che cazzo vuol dire "respirare con i talloni?"
Ascoltare con le orecchie, ascoltare con il cuore, ascoltare con il respiro,
non basta: b
isogna "Ascoltare senza scelta". 
L'uomo che respira con i talloni  è il dio che ascolta se stesso, è Shiva samapadastanaka, Shiva "che si tiene saldamente sui due piedi". 
L'assoluto che racchiude in se stesso ogni cosa e che dona a Brahma, il dio dei Veda, l'illusione di creare. 
Il Principio che chiama l'immagine di sé, Kala Rudra, il divoratore del tempo, il vuoto creativo in cui tutto si riassorbe. 
L'uomo che respira con i talloni è Shiva Mahesvara
L'acqua non lo bagna, il fuoco non lo brucia, la montagna non lo spaventa, perché è lui l'acqua, il fuoco e la montagna. 
Il respiro dell'uomo puro è hamsa che a son di ripeterlo diventa Sa'ham
Io sono lei.
Io sono Shiva Mahesvara. 
Non c'è esercizio di respirazione, non c'è asana che possa condurre al Dio che ascolta se stesso.
E' troppo semplice: senza scelta, senza tecnica, senza scopo. E' così semplice che nessuno lo ritiene possibile. 
Ogni tecnica va appresa alla perfezione e ogni tecnica è solo un appiglio, un artificio per  cercare di non cadere nell'abisso.Fare - non fare. 
Mente - non mente Ego - non ego.... 
Appigli, salvagenti, sostegni per la mente che ha paura di gettarsi nel vuoto. 
La mente è movimento, non la si può arrestare e il vuoto è infinita energia creatice. Il vuoto è un foglio bianco . 
La meditazione è la matita sospesa sul foglio. 
Sul foglio bianco posso disegnare la colomba di Picasso, il cerchio perfetto o uno scarabocchio... 
Ecco! Le tecniche apprese sui libri e nelle scuole coi diplomi e le medaglie apposte sul petto sono scarabocchi
Non sono inutili, per carità. 
A son di disegnarli  il foglio bianco si trasforma, piano piano, in un foglio nero, poi asta che qualcuno ci metta in mano una matita bianca e  ci spieghi che meditazione non è l'atto volontario del disegnare, ma è mettersi ad osservare la matita nell'attimo in cui comincia a scrivere o disegnare e ascoltare il silenzio nell'istante in cui la matita è sospesa sul foglio
L'attimo che precede l'atto è
 lo spazio in cui non entra un capello su cui meditavano i samurai. 
E' il suono di una mano sola su cui meditavano i monaci zen. 
Mettere la mente nel respiro, come fanno quelli che dicono di insegnare vipassana (insegnare "vipassana"?) vuol dire imprigionare la mente nel respiro. 
Oh, certo,  è meglio che farla girare a vuoto in mille  e mille pensieri, storie, rancori e dolori, ma è pur sempre un imprigionarla. Mettere la mente nel chakra della fronte vuol dire imprigionare la mente. 
Mettere la mente sulla kundalini che sale vuol dire imprigionare la mente. Mettere la mente su un'immagine sacra vuol dire imprigionare la mente.
Quando la mente è libera resta solo l'osservare.
L'osservare è il "ricordarsi di sé".
La mente libera di muoversi senza costrizione la si può solo osservare, allora gli occhi si muovono da soli verso la mente, shambavi mudra. Un gesto che  non si può imitare. 
Posso mettere volontariamente le mani nella mudra dell'insegnamento ed imitare il Buddha. 
Ma non sarò il Buddha
Posso volontariamente storcere gli occhi verso il naso e imitare il non sguardo dei samurai, ma non sarò il samurai Non posso volontariamente osservare la mente. 
Non posso volontariamente assumere shambavi mudra.
Shambavi mudra è la mente che osserva se stessa. 
La mente che non è prigioniera si espande in ogni direzione e contemporaneamente si contrae nel punto infinitamente piccolo. 
Il punto infinitamente piccolo e lo spazio infinitamente grande sono la stessa cosa. La mente che non è prigioniera è la mente di buddha. 
Anzi, è Buddha .

Immagine

IL VIANDANTE SUL MARE DI NEBBIA

Lo yoga è la pratica del samadhi e samadhi è l'esperienza della morte, la visione dell'abisso.


Ogni volta che meditiamo si è sull'orlo dell'abisso.
Ogni volta che assumiamo, veramente, un asana si è nella "Terra dell'Oltre".
Non è una cosa simpatica, se ci si pensa, e viene da chiedersi quale sarà il motivo per cui, nell'occidente consumistico, tante persone perdono tempo e denaro a mettere insieme un po' di mantra, visualizzazioni prese dai libri, cinque cristalli, incensi, tamburi e due parole in indiano, invece di impiegare energie per leggere romanzi, passeggiare all'aria aperta, dipingere o fare l'amore.Secondo me ha qualcosa a che vedere con la moda della chirurgia plastica: perché migliaia di donne e adesso anche uomini si gonfiano la faccia, si tagliano il naso, si infilano della plastica nel petto e nei glutei per assomigliare a ciò che pensavano di essere 20 o 30 anni fa? 
Alcuni pensano e scrivono che è un modo per esorcizzare la paura della vecchiaia e della morte, e ame viene in mente l'ingenua sapienza dei greci:


"la morte non esiste. 
Se c'è io non c'è lei. 
Se c'è lei non c'è io". 

E' così semplice.
Anni fa, per un mese o due ho vissuto in una scuola per danzatori sacri (un addestramento che faceva parte del  progetto di una fondazione americana, la "World Misteries Foundation" che mi ha coinvolto per un paio d'anni), di quelle di cui a volte si legge nei libri.
Ed ho vissuto delle cose che non si leggono nei libri.
C'erano molte stanze.
Alcune piccole con due lettini, altre più grandi. I cessi erano pochi, uno per piano. 
C'era una sala per la meditazione e lo yoga, uno spazio all'aperto per le danze e gli esercizi più complessi e, lì v
icino un tempio, un teatro circolare ornato da teste e braccia di marmo antico.
Dividevo la stanza con Ninad, un suonatore di tamburi. 
Mi svegliavo prima dell'alba, pulivo il bagno del mio piano,
insieme al suonatore di tamburi e poi facevo "ginnastica" con il maestro di danza.

A turno con altri anziani (erano gli allievi "anziani", tra cui 12 monaci, a fare i lavori più umili mentre i giovani e meno esperti decidevano loro quando farli e se farli...) preparavo la colazione per tutti. 
Preparare la tavola era un rito: tutto doveva seguire un riconosciuto e riconoscibile ordine geometrico e temporale.
Quando erano pronti il tè  e il latte suonavo il gong per chiamare gli altri. .
Dopo mangiato aveva inizio l'addestramento, roba tosta, molto fisica.Durante le pause, ogni tanto, il "Maestro di danza" si sedeva e ci invitava a fare domande. 
Un giorno ha parlato della morte. 
Una di noi. C., ha sorriso:

- "vuoi farci paura? Io non ho paura della morte!"

Anche il Maestro ha sorriso:

- "Sei giovane, per questo non hai paura della morte" - 

Ad Eleusi si insegnava,nei Misteri , il segreto della morte. 
La porta dell'abisso era un fiore, poi dei semi di melograno, una vagina parlante, un riso improvviso. 
E muto.
Qualcosa di impalpabile, qualcosa per l'inconscio, non per la mente che pensa.
Nella parte più nascosta del mio cervello ho ricordi di quando non c'erano case, macchine e strade e l'uomo doveva combattere per difendersi e mangiare. 
Un rumore, il buio che ci guarda .
E il nostro passato, più antico dei ricordi, torna presente.
Gli occhi e le orecchie si fanno più acuti, il cuore batte più veloce...La paura del guerriero antico è meravigliosa sembra di essere più forti e più vivi.
Anche questa è memoria, la memoria antica dello sciamano.

I TRE VUOTI CREATIVI


Il secondo cancello della conoscenza, o Vishnu Granthi, è il punto di contatto tra la "guaina delle energie" (pranomayakosa) o corpo eterico, e la "guaina mentale" (manomayakosa) o corpo mentale, ed è collegato al piano del cuore (anahata cakra e vishuddha cakra).I cinesi lo definiscono Ming Tang , che è il nome del "quadrato magico", il percorso matematico-geometrico utilizzato per la costruzione del palazzo imperiale e per la divisione delle terre dell'impero.




Il Ming Tang è un Mandala, rappresenta sia il cuore /centro dell'uomo  sia il mondo empirico, m
icrocosmo e macrocosmo.
Nella "Circumbaulazione del Ming tang" che si celebrava ad ogni primavera, l'imperatore cinese toccava tutte le direzioni in senso orario, dodici 
direzioni, come i "dodici soli" e come i dodici petali di anahata cakra (vedi sotto...)
Nel "quadrato"si riconosce una posizione centrale (la Terra) indicata dal numero cinque, attorno alla quale sono disposti i numeri da uno ad otto.
Il numero 5 è il centro, gli altri numeri dispari (1, 3, 7, 9) sono i lati e rappresentano i quattro ingressi del "mandala".
I numeri pari (2, 4, 6, 8) sono gli angoli e vengono divisi in "due" dando vita alla trasformazione dell'8 in 12 (2=1+1; 4=2+2 ecc.).
Un adisposizione piuttosto cervellotica, ma se ci si riflette potremmo trarne indicazioni interessanti.
Il numero cinque, al centro, rappresenta la Terra che non rappresenta "l'elemento terra", ma è la sostanza di base di tutti gli elementi.
Terra in questo diagramma,  ricopre il ruolo che nello yoga è attribuito all'Etere o Akasha.
Dal centro dipendono 8 fasi, o luoghi che sono anche 12 ( gli angoli "pari sono divisi in due metà), come i petali del plesso cardiaco, o Anahata cakra 



Per lo Yoga esiste un secondo cakra del cuore chiamato Hrit o Hrdaye cakra (padme nonpo nel tantrismo tibetano) rappresentato come un fiore di loto ad 8 petali di colore variabile (bianco rosso e oro secondo i nath, bronzo secondo altri, blu secondo i tibetani - probabilmente i diversi colori indicano funzioni diversi in varie fasi del sadhana): 





Ogni petalo è legato ad una delle otto siddhi ,
 i poteri psichici che danno la possibilità di agire direttamente sul piano fisico/grossolano dal piano delle energie. Hrit chakrappresenta, anzi "è", la coscienza contemporanea della sfera di "veglia" e della sfera di "sogno" .
Per "lavorare"nella zona del secondo cancello (Ming Tang o Vishnu Granthi) bisogna passare attraverso le "misteriose" zone di vuoto del corpo umano.
Esistono tre vuoti creativi nel corpo:la Vagina (il vuoto creativo di Uma Parvati, Grande Madre del Vuoto/Desiderio);
 il Cuore (il vuoto creativo di Lakshmi, Grande Madre della Luce/Azione);
 la Gola (il vuoto creativo di Sarasvati, Grande Madre del Silenzio/Conoscenza).
E la consapevolezza di questi tre vuoti e della loro capacità di risuonare (N.B.: non sto parlando per metafore, si tratta di luoghi fisici e di vibrazioni sonore) porta alla comprensione dello Yoga.
Ma l'essere umano con il vuoto ha qualche problemino, quando lo percepisce dentro di sé (e non solo) tende naturalmente a "riempirlo".
Così come il vuoto mentale viene riempito da pensieri, così il vuoto corporeo "attira" tensioni muscolari di vario genere.Il vuoto va invece "coltivato", non riempito, affinché l'energia femminile purificata (la "Tigre" dei taoisti) unita al principio maschile (il Dragone), possa utilizzarlo come ricettacolo per dar vita ad un qualcosa di nuovo e di "più".
Ma il vuoto fa paura.
Ed ecco che anche un processo semplice come il rilassare la zona del plesso solare si può trasformare per i più in un'esperienza dolorosa o addirittura terrificante.

TAIJASA: I DUE MONDI DEL SOGNO

Lo Yoga è la pratica del samadhi.




I samadhi sono vie o strumenti che sciolgono determinati nodi o cancelli, chiamati Granthi.Ci sono cinque nodi sciogliendo i quali si accede a cinque diversi territori o stanze che rappresentano cinque diversi stati di coscienza. Di questi cinque nodi, tre sono quelli corrispondenti a Corpo/Parola/Mente:
 il nodo di Brahma o nodo del corpo;
il nodo di Visnu o nodo del cuore;
il nodo di Rudra o nodo della mente. 
In Cina il Nodo del Cuore è conosciuto come Dan Dien mediano o Ming Tang.
Se l'apertura del "cancello " della zona lombo sacrale o Brahma Granthi, può portare ad una fase ( ripetuta più volte in certi casi) di "evacuazione" fisica (diarrea, emorragie ecc) e psichica, lo scioglimento del nodo del cuore si esplica , talvolta, attraverso fenomeni psichici particolari accompagnati da sogni lucidi, incubi, visioni, distorsioni della percezione.Il nodo del cuore è formato dal plesso della gola e dal plesso cardiaco, mentre il Brahma Granthi interessa la zona del plesso del perineo (muladhara cakra) dal plesso genitale (svadhistana) e dal plesso dell'ombelico (manipura o nabhi cakra).
I nodi della conoscenza sono legati alle cinque "guaine" corporee:
la guaina dell'alimentazione, o corpo fisico, è la precipitazione/manifestazione di un qualcosa, un impronta, generata nella guaina delle energie (corpo psichico) dall'unione della mente o manas (nello yoga vishuddha cakra o plesso della gola ) con la cosiddetta mente emotiva (nello yoga manipura cakra o plesso dell'ombelico)
Il prodotto di queste "nozze alchemiche" (la mente Manas è il Mercurio degli alchimisti, il fuoco del nabhi cakra è lo zolfo) è un impronta che si forma nel centro della generazione e del potere sessuale, svadhistana cakra.
Svadhistana cakra rappresenta l'inconscio, Manipura cakra la mente emotiva, Vishuddha cakra la mente manasica. Svadhistana svolge la funzione di Citta (acque inferiori-sostanza mentale-memoria), Manipura la funzione di Buddhi (luce fuoco) e visuddhha ("attraverso" Anahata cakra o plesso del cuore) la funzione di Manas ( aria o mente percettiva).
Se si immaginano le acque inferiori come un  lago esteso e profondo, le vritti o modificazioni/specializzazioni della mente, saranno le onde provocate dal vento/aria (mente manasica) rese visibili dalla luce/fuoco (buddhi) e circoscritte dalla terra (ahamkara)
Questa unione tra manas-piano di anahata (ananhata cakra e vishuddha cakra) e Buddhi (manipura cakra) genera nelle acque inferiori (svadhistana cakra) uno stampo che sul piano fenomenico diviene "oggetto" grossolano, cioè "realtà fisica".
Un po' complicato se si rimane sul piano teorico...
facciamo un esempio (non correttissimo dal punto di vista alchemico, ma che , forse, può aiutare a visualizzare il processo):
riscaldiamo del piombo su un fornello.

-Il piombo rappresenta  l'elisir che discende dalla gola .
il fuoco del fornello è il calore delle emozioni-

Prendiamo il piombo liquido e buttiamolo in una pentola piena di acqua fredda.
Si produrranno delle forme che assomiglieranno ad animali, piante, oggetti di uso comune: la realtà fisica o fenomenica.Sciogliere il nodo di Brahma ( corrispondente al primo cancello nel taoismo) significa portare in emergenza "le forme che erano allo stato latente", sepolte nell'inconscio, una specie di presa di coscienza del rimosso nella psicologia freudiana.
Il primo cancello è "il punto di contatto tra il mondo di veglia e il mondo del sogno", tra la coscienza legata alla "guaina del cibo" (annamayakosa) o "corpo fisico" e la "guaina delle energie" (pranomayakosa) o "corpo eterico"
La guaina delle energie è partecipe sia della realtà fisica (il corpo senza energia sarebbe un abito senza niente dentro) che della realtà di sogno (attenzione: per sogno non si intende, solo, il sogno notturno, ma uno stato percettivo che ricorda il sogno notturno).
Per "realtà fisica" intendo  ciò che in sanscrito è detto Visva (coscienza di veglia) e per realtà di sogno  ciò che è detto taijasa (coscienza di sogno).
Si dice vi siano  due diversi piani di sogno o taijasa,inferiore e superiore.
Due diverse qualità di percezioni oniriche.
Ci sono dei sogni collegati in tutto e per tutto alla realtà esterna: quello  che ci è successo prima di addormentarci e quello che accade durante il sonno (rumori, cambi di temperatura, cambi di posizione).
E ci sono dei sogni che sembrano illuminati da una luce diversa e  non sembrano collegabili direttamente alla realtà empirica.
Questi ultimi, sono i sogni che definiamo "significativi" o numici e che acquistano un'importanza rilevante nella pratica.