venerdì 8 novembre 2013

L'UOVO DI KUNDALINI


Scrive Abhi
navagupta in  Paramārthasāra, 4:

"L'Uovo cosmico [aṇḍa] nella sua quadruplice suddivisione 
delle sfere della Energia pura [śakti] della māyā, di prakṛti, di pṛthvī 
è stato fecondato dal Signore in virtù dell'inesauribilità della sua propria energia radiante"

Abbiamo quindi cinque corpi della sfera individuale ( vedi "LE PALLE DI BRAHMA") e cinque corpi della sfera universale.Sfera individuale:
anna - maya - koṣa o guaina/intelaiatura/germoglio dell'alimentazione
prāṇa - maya - koṣa o guaina dell'energia vitale
manas - maya - koṣa o guaina della mente
buddhi - maya - koṣa o guaina dell'intelletto
ānanda - maya - koṣa o guaina della Beatitudine
Sfera universale:
pṛthvī - maya -aṇḍa o uovo, testicolo, sfera della materia
prakṛti - maya -aṇḍa o sfera della Natura
māyā - maya -aṇḍa o sfera delle limitazioni (कञ्चुक kañcuka che letteralmente significa "giacca", "blusa", "giubba")
śakti - maya -aṇḍa o sfera dei poteri divini (Ānanda Śakti , Icchā Śakti , Jñāna Śakti, Kriyā Śakti)

La quinta sfera è la Luce coscienza di śiva nello stato di infinita intelligenza creatrice (Cit - Śakti).






Se riprendiamo l'esempio della teiera (vedi "IL VUOTO, LA FORMA...")
, la forma di porcellana potrebbe rappresentare pṛthvī, il tè prakṛti, lo Spazio, apparentemente qualificato dalla forma di pṛthvī , ma sempre simile a se stesso, il principio individuato sottoposto (apparentemente)alle limitazioni (kañcuka) di māyā .
Il corpo fisico, ossa, muscoli, nervi,sangue.... è sotto il dominio di pṛthvī,  nome della "giovane Dea", che विष्णु viṣṇu, in forma di cinghiale , strappa dall'oceano nei miti puranici.




L'Organo Interno, ovvero intelletto (buddhi), mente discorsiva (manas), energia (prāṇa), senso dell'io (ahaṃkāra), i cinque sensi o organi di conoscenza o jñānendriya, le cinque funzioni o organi d'azione (karmendriya) è sotto il dominio di prakṛti.
Il potere della giovane dea Terra, pṛthvī è enorme, é "Lei" che qualifica lo spazio e rende percepibile ciò che definiamo manifestazione.
L'uovo (aṇḍa) di pṛthvī è l'uovo della Serpentessa: Kuṇḍalinī Śakti.



LE PALLE DI BRAHMA

Nei testi di yoga la parola कोशा kośā  è tradotta quasi sempre con "Guaina".Traduzione attendibile, ma per alcuni versi limitata e limitante.
Kośā infatti vuol dire "tasca" , "scatola", "sacchetto", "rivestimento", ma viene inteso anche come "intelaiatura", come "perno" e come "germoglio".
Il mozzo di una ruota ad esempio sarà kośā e il fiore di loto in boccio padma kośā.
Tradurre con guaina può portare ad immaginare che il corpo "di carne", il corpo psichico, il corpo mentale siano una specie di  muta da sub che riveste l'anima.
kośā è il germoglio dal quale, e intorno al quale , per sovrapposizione, si sviluppano tutte le caratteristiche mentali, psichiche, fisiche umane.
kośā è  l'intelaiatura, la tela bianca sulla quale dipingiamo l'essere umano con i colori della natura.




Se si sono letti un po' di libri e articoli che parlano di vedanta, sappiamo che c'è una relazione tra stato individuale, o soggettivo e stato universale, o oggettivo. Al "sonno profondo" individuale (प्रज्ञ prajña) corrisponde lo stato di sonno profondo universale (ईश्वर īśvara), allo stato di sogno individuale (तैजस taijasa) lo stato di sogno universale (हिरण्यगर्भ hiraṇyagarbha) ecc...
Visto che le guaine /intelaiature/gemme corporee (kośā) sono legate agli stati coscienziali anche sul piano universale vi siano delle strutture, germogli, intelaiature simili. Il termine usato per indicarle è अण्ड aṇḍa, "testicolo" e per estensione semantica, "uovo", "noce", "nocciola", "palla".
Molto spesso  aṇḍa viene usato per indicare l'uovo del serpente, per cui i rettili vengono chiamati anche aṇḍaja, che, e questo dovrebbe far riflettere, è anche uno degli epiteti del dio Brahma.
Se kośā è l'intelaiatura, il boccio, la guaina, aṇḍa sarà invece il testicolo, ciò che racchiude la possibilità di generazione, tanto è vero che lo scroto, la "guaina/sacca" che racchiude i testicoli, in sanscrito è chiamato अण्डकोष aṇḍakoṣa e il cosmo è  ब्रह्माण्ड brahmāṇḍa,"le palle diBrahma".

Le "palle/testicoli" universali sono 4:

*pṛthvī - maya -aṇḍa

*prakṛti - maya - aṇḍa

*śakti - maya - aṇḍa

*śiva/śakti - maya - anda.


LO SPAZIO DELL'ANIMA

Una parola che ho incontrato spesso nei testi indiani è विस्मय vismaya.
Vuol dire "stupore", "meraviglia", "restare attoniti" ed è lo stato d'animo di chi comincia ad approfondire la via dello yoga.
-" vismayo yogabhūmikāḥ "- si legge negli Shiva Sutra, ovvero lo stupore pervade il cammino [ "bhūmikā" significa "step", "parti", "terreno"] dello yoga, e devo ammettere che più pratico e studio e più provo meraviglia.
L'impianto teorico dello yoga, è pazzesco: ogni gesto corrisponde ad un'energia del cosmo, ogni asana ad una costellazione, ogni parte del corpo ad un suono e ad un elemento della natura, ma ancora più pazzesco è scoprire che queste corrispondenze sono reali, sperimentabili, oggettive.



Nei testi vedantici, ad esempio, si parla di cinque azioni fondamentali associate ai cinque elementi: 

1) afferrare - Aria;
2) muoversi - Fuoco; 
3) parlare - Etere;
4) defecare - Terra; 
5)procreare - Acqua.



Tutte le altre le azioni dell'essere umano sono proiezioni/evoluzioni di queste cinque.
Ogni azione sarà resa possibile da un organo particolare: l'organo dell'afferrare è la mano, l'organo del muoversi (l'andare)il piede, l'organo del mangiare la bocca, l'organo del defecare l'ano e l'organo del procreare il sesso.
Ma la mano può servire anche per lanciare qualcosa, per carezzare, per muoversi (se sono carponi  ad esempio).
Il piede a sua volta serve anche per lanciare, ma lo si può usare anche (perché no?) per carezzare.
Con la bocca si mangia ma si può anche lanciare qualcosa (quando vomito o quando sputo) o afferrare (quando mordo qualcuno o qualcosa).
Ogni organo d'azione può svolgere una serie di funzioni che sono una combinazione delle cinque azioni principali e 
può compiere azioni verso l'esterno e verso l'interno.
La mano afferra e quindi porta qualcosa dall'esterno all'interno, oppure lancia (e quindi porta qualcosa dall'interno all'esterno)
Ogni organo d'azione ha una duplice funzione che possiamo collegare al ritmo esterno-interno.


Ognuna delle cinque azioni si può definire a sua volta una proiezione/evoluzione dell'azione primaria: respirare.

Tutti gli organi d'azione, alla fin fine, sono figli dell'Aria detta in sanscrito वायु vāyu o प्राण prāṇa e il loro, chiamiamolo così, centro di comando o centro motore e in un corpo particolare, detto prāṇomayakośa, o guaina/ involucro (kośa) fatta di (mayaprāna.
L'essere umano per gli yogin, è costituito da cinque diversi corpi, o guaine o involucri, detti appunto kośa, infilati uno dentro l'altro come le bambole della matrioska.
Ci sono una guaina fisica ( il "veicolo" ossa, muscoli, pelle...), una delle energie (la guaina del prana), una delle percezioni (guaina del manas), una dell'intuizione (guaina di buddhi) ed una della "beatitudine"(ananda). 
La guaina fisica dipenderà ovviamente dalla guaina dell'azione, quella dell'azione dalla guaina della percezione e così via.
L'interdipendenza dei kośa è cosa ovvia: se non percepissi un oggetto , ad esempio, come potrei afferrarlo?
Per afferrare un oggetto devo averne percepita la presenza:
devo averlo visto o devo aver ascoltato il suono che fa.
Devo avere poi la possibilità di sentirne il peso e la consistenza con le dita ed il palmo: se non ci fosse il senso del tatto non potrei mai afferrare qualcosa.
La capacità di azione, la guaina delle energie, dipenda dalla capacità di percepire.
La capacità di percezione risiede nella guaina (kośa) delle percezioni, ovvero mano (मनस् manas)- maya - kośa, formata dalla mente percettiva e dai cinque organi di senso: udito, tatto,vista, gusto, odorato.

L'Udito è la capacità di percepire il suono.
Il Tatto è la capacità di percepire la superficie (ruvido-liscio), il peso (pesante-leggero), la temperatura (caldo- freddo), la consistenza (duro-morbido) di un oggetto.
La Vista è la capacità di percepire la luce ed il colore (bianco-giallo-rosso-blu....).
Il Gusto è la capacità di percepire il sapore (dolce-amaro-acido....)
L'Olfatto è, infine, la capacità di percepire gli odori.
E' particolare, il senso dell'olfatto: gli odori sono in realtà delle particelle di materia che vengono assorbite direttamente dal cervello.
Il nervo olfattivo, infatti, è diverso da tutti gli altri: è una propaggine degli emisferi celebrali che si spinge, attraverso le nari, quasi all'esterno del corpo.


L'Olfatto è  indissolubilmente legato all'elemento Terra,
così come il gusto è legato all'elemento Acqua, la vista all'elemento Fuoco, Il tatto all'elemento Aria ed il Suono all'elemento Etere.
Strana cosa queste della percezione...
Se  siamo in dieci persone in una stanza buia ed accendo una lampada, tutte e dieci vedranno la stanza illuminarsi, 
ma ognuna di esse vedrà cose diverse: tutti gli altri ad esempio vedranno il mio volto e i miei occhi, ma io non potrò vedermeli. 
E questo vale per ciascun "veggente", ognuno percepisce una realtà diversa e nessuno è in grado di percepire la realtà come la vede un altro.
Ma torniamo agli elementi, che cosa sono?
Sulla spiaggia, di notte, avrò possibilità di sperimentare direttamente le qualità dell'Acqua (il mare davanti a me), della Terra (la sabbia), del Fuoco (il falò che ho acceso), dell'Aria (la brezza notturna).
E lo Spazio?
Se ci rifletto un pochino  dovrò ammettere che tutti gli altri elementi dipendono dallo Spazio mentre lo Spazio non dipende da essi.
Non solo.
Il fuoco potrà essere spento dall'acqua.
Per Terra si intende tutto ciò che è allo stato solido.
Per Acqua tutto ciò che è allo stato liquido.
Per Aria tutto ciò che è allo stato gassoso.
Per Fuoco tutto ciò che ha le caratteristiche di luminosità e calore.

Dell'acqua messa a bollire sul fuoco diventerà Calda (Il calore è caratteristica del fuoco) e ciò significa che contiene nella sua struttura interna "un po' di fuoco".
Se verso del sale (terra) nell'acqua questo vi si discioglierà mostrando la sua capacità di farsi Acqua.
L'Aria sotto forma di vento potrà smuovere le onde, spostare la sabbia, ravvivare o spegnere il fuoco.
A sua volta il Fuoco produce Aria.
Basta mettere un pezzetto di carta sopra un falò per accorgersi della spinta verso l'alto causata dalle fiamme e chi ha avuto la sventura di assistere ad una valanga potrà testimoniare che anche la terra produce Aria e così l'acqua di una cascata.

In ogni elemento c'è una porzione degli altri e l'esistenza di ogni elemento è condizionata dall'esistenza degli altri.
Ogni elemento dipende dagli altri quattro, a parte lo Spazio आकाश ākāśa, il più misterioso principio della natura.
Lo Spazio è indefinibile e non dipende in nessun modo dagli altri elementi
Anche se frasi come "non c'è più spazio" o c'è poco spazio" sono di uso comune, è evidente che lo Spazio non può essere, veramente, limitato in alcun modo.
Lo Spazio è indeterminabile e senza Spazio nessun fenomeno potrebbe aver luogo.

Se riprendiamo l'esempio fatto in precedenza ( "IL VUOTO, LA FORMA E..." ) vedremo che l'unica cosa che differenzia lo Spazio "contenuto" in una teiera da quello "contenuto"in una stanza sarà dato dal contenuto: preparare il tè sul pavimento di una stanza non mi darà modo di berlo.
La possibilità di preparare e assumere la bevanda calda in qualche modo qualifica in maniera diversa lo spazio della teiera e quello della stanza.
D'altra parte se la teiera non fosse riempita con acqua calda e foglie di tè non potrebbe svolgere la sua funzione.
La "teiera" corpo umano è riempita delle esperienze del piacere, del dolore, della rabbia ecc.
Per usare termini della filosofia indiana, l'involucro (kośā) potrebbe essere considerato espressione di पृथ्वी pṛthvī, il contenuto di प्रकृति prakṛti:
Lo spazio, che viene qualificato dalla forma in base alla sua capacità ( o volontà?( di ospitare e rendere fruibile il contenuto, potrebbe invece essere assimilato a पुरुष puruṣa.

Il sentire, il deliberare, l'agire sarebbero quindi frutto della prakṛti e così come il tè non è fruibile se non nella teiera, dentro il corpo umano non potrà che alloggiare il jiva individuato. 
L'anima umana è tale solo perché è contenuta nel corpo. 
Non ci può essere anima senza corpo e non ci può essere corpo senza anima.
E così come il tè può essere nero, verde , di buona qualità o cattiva qualità, così l'essere umano apparirà di volta in volta, biondo, moro, grasso, magro bello, brutto, buono cattivo, ma lo spazio interno non verrà in nessun modo condizionato dalle qualità fisiche, dalla cultura o dal carattere  dell'individuo.
Lo Spazio è illimitato, indeterminabile e privo di relazioni con gli altri principi della manifestazione


LO YOGA DEI VERMI

Nei forum di yoga, nelle conferenze e negli stage in cui si parla di advaita vedanta, si discute spesso di jnana yoga, karma Yoga e di differenza trai vari "marga". A volte vecchi e nuovi "esperti" di Shankara  azzardano anche delle interpretazioni, brillanti o bizzarre delle upanishad o della bhagavat gita.
Mi sembra una cosa buona e giusta, però vorrei però mettere in evidenza  il problema del linguaggio...




 
Vedete io lavoro sul corpo, pratico e insegno da quarant'anni e, naturalmente, sono molto più a mio agio con articolazioni, muscoli, sistema respiratorio che con le disquisizioni filosofiche basate sui testi ( o sulle interpretazioni dei testi fatte da altri...).
Però dal 1996 al 2006 ho studiato con molta attenzione (direi con devozione) i testi buddisti (soprattutto del buddismo tibetano) e dal 2006 al 2012 sempre con molta attenzione (devozione, direi anche in questo caso) ho studiato i testi dell'advaita vedanta. 
Per evitare inutili polemiche e non generare altrettanto inutili discussioni, dirò che non sto parlando di iniziazioni, insegnamenti diretti ed esperienze non ordinarie. 
Vorrei parlare di testi e di parole scritte con altre parole scritte. 
Quello che credo di aver capito in questi anni di studio approfondito è che c'è una certa confusione sul significato dei concetti di karma o jnana o vidya  dovuta ad un mutamento di significato, forse voluto, forse casuale, delle parole chiave. 
Questo karma yoga di cui si parla spesso ad esempio, è karma yogakārma yoga? Sarebbe meglio controllare nei testi antichi, translitterati in IAST o ASCII, perché, anche se kārma (con l'accento diacritico= AA) può essere considerato un aggettivo relativo a karma (azione, attività) e, quindi, essere tradotto con laborioso, pare (ovviamente potrei sbagliare...ma ne dubito) che per gli autori dei testi antichi avesse altri significati tra cui (ho preso la definizione da un dizionario online, Spoken Sanskrit così chi vuole può verificare facilmente) "appartenente ad un verme" (kṛmi). 

Lo "yoga del verme" sarebbe lo yoga dei riti, nei quali l'officiante deve compiere "azioni esteriori" (sacrifici, recitazione di mantra, mudra, canti) e contemporaneamente applicare le "kriya" ovvero le "azioni interiori" tese a smuovere le energie visualizzate come "fluidi con la stessa densità del mercurio del termometro" (un immagine che usavano Satyananda e Shivananda), vermi, insomma. 
Chi volesse verificare può cercare chandogya upanishad III,1, 4 - VI, 10, 1 e seguenti. 
In quel testo si parla con dovizia di particolari delle kriya (kriyāvantaḥ e kriyāvān) intese come le tecniche di "sacrificio interno" necessarie per giungere all'identità con lo yākṣa brahman secondo gli insegnamenti dell'unico ṛṣi cioè kaśyapa
Troppo cervellotico e difficile da capire? Probabilmente si, ma credo sia interessante approfondire. 
Gli yākṣa sono gli spiriti che gestiscono i segreti della terra (come gli gnomi e i folletti...) e kaśyapa non è proprio un sacerdote o un veggente, ma è Acharya Canada il più grande scienziato del primo millennio a.C., colui che ha teorizzato e misurato la forza di gravità 2.600 anni prima di Galileo. 




Non so se avete idea di cosa possa significare, ma se si mettono insieme: 
1) Il Brahman degli spiriti della Terra; 
2) la forza di gravità. 
3) i vermi (fluidi corporei e non solo) che vengono (
4)"sacrificati" per entrare in identità con il brahman degli spiriti della terra, viene fuori un'idea del karma yoga un pochino diversa da quella che ne abbiamo e di cui, di solito, parliamo. 
Karma Yoga è diventato per noi lo yoga del "lavorare senza attendersi frutti" mentre per i testi vedici era esattamente il contrario: lo yoga delle "tecniche per ottenere dei frutti". 
Lo slittamento semantico, il cambio di significato di una parola o di un concetto, è una cosa abbastanza normale. 
Vagina ad esempio, significa fodero, ma se vado da una ragazza con un coltello e le dico che bisogna infilarlo nella vagina non credo la piglierebbe troppo bene. 
La parola ha cambiato significato. 

Ciò non toglie che, se trovassimo un testo in latino in cui la parola vagina viene utilizzata propriamente nel senso di fodero di un pugnale o di una spada, e traducessimo con "organo sessuale femminile" saremmo degli idioti. 
Giusto? 
Ben vengano le discussioni su jnana yoga e karma yoga tra vecchi  e nuovi esperti di  advaita vedanta ( tra parentesi: Shankara non dice da nessuna parte che la sua filosofia è advaita vedanta, lui la chiama uttara mimansa o mayavada....) ma facciamo attenzione a non mescolare i significati che diamo adesso a quelle parole con quelli che avevano all'epoca in cui sono state scritte le upanishad, se no si rischia di far la figura di quelli che traducono fodero con vagina o fischi con fiaschi.

giovedì 7 novembre 2013

UN CAFFÈ CON YESHE DAWA



-"Non dovete credere nella forza delle tradizioni,
anche se sono tenute in grande considerazione per molte generazioni e in molti luoghi;
non credete in una cosa semplicemente perché molti ne parlano;
non credete basandovi unicamente sulle affermazioni degli antichi saggi;
non credete nelle cose che vi siete immaginati pensando che fosse un dio ad ispirarvi;
non credete in nulla che si basi solo sull'autorità dei vostri maestri o dei preti.
Dopo averle attentamente esaminate, credete soltanto alle cose che avete sperimentato e trovato ragionevoli, alle cose che faranno il vostro bene e quello degli altri"-

(Shakyamuni - "KAMALA SUTTA" - traduzione di Alexandra David Neel)



-"Buddha non accetta l'autorità dei Veda. E' per questo che il buddhismo è una scuola eterodossa. Il Vedanta accetta l'autorità dei Veda, ed è una scuola ortodossa"-


(citazione da un forum di Yoga, n°1)


-"Milarepa? che c'entra Milarepa con lo Yoga?"-

(citazione da un forum di Yoga n°2)




Buongiorno!
Permette?
Vorrei rubare cinque minuti del suo tempo.
Ah! Già.... scusi, non mi sono presentato: mi chiamo Paolo, Paolo Proietti, e sono un essere umano.
Vede che l'ho fatta sorridere?
Si. Sono un essere umano, e mi sembra una bella cosa.
faccio yoga, e lo insegno, da un sacco di anni. 
Già, lo so, il tempo è relativo.
Bella frase, "il tempo è relativo". 
Però a son di ripeterla è diventata un luogo comune, non crede? 
Un po' come dire " i soldi non fanno la felicità" o "Pippo Baudo è un professionista"...Comunque sia faccio yoga, e lo insegno, da un sacco di anni, ma non si preoccupi non voglio venderle dei libri, delle lezioni private o un corso di illuminazione veloce: volevo parlare di questa cosa del credere.
Ah! pure lei fa yoga! E' stata in India...? anche in Tibet! Ottimo. credo proprio che ci intenderemo a meraviglia.... Perché non ci sediamo un attimo, con calma? 
Si.. bene. Posso offrirle una tisana? O un tè verde, magari?
Oh certo, anche io preferisco il caffè.
Vede come le dicevo, faccio yoga, e lo insegno, da un sacco di anni e questa cosa del credere...
Dopo tanti anni io non lo so mica a cosa credere, cioè la fede, la fiducia cieca...Piuttosto so a cosa non credo.
Non credo di essere un illuminato per esempio.
Si, lei ride, ma non ha idea di quanti ne conosco che credono di essere degli illuminati...beh...insomma...io non credo di essere un illuminato. Non credo nemmeno di essere Mahavatar Babaji. Non credo di essere un eletto. Non credo di essere la reincarnazione di Alessandro Magno. Non credo in un sacco di cose.
Però credo di conoscermi un pochino...no...no...non voglio parlare del "conosci te stesso" e di quelle menate lì. Parlo di roba terra terra... Mi conosco perché sto con me da più di cinquant'anni. Per esempio so di non essere umile. Non capisco nemmeno bene cosa significa. Cioè, si, sono di umili origini, ma quell'umiltà di cui parlano un po' tutti...nello yoga... io non la capisco mica bene.
Le spiego.... se uno,  uno che viene chiamato maestro, anche uno famoso, mi dice e mi insegna una cosa, io non è che la prendo subito per oro colato.  Ci penso, la provo, verifico. No...non è esatto dire che non mi fido. 
Diciamo che la sperimento, la provo, ecco. 
Faccia conto...una frase o un sutra di Buddha. 
Io non è che lo considero una roba vera perché l'ha detto Buddha.
Prima cerco di capire cosa vuol dire, poi cerco di farla mia...cioè guardo se confrontandola con le mie esperienze, con i miei pensieri mi torna...mi "risuona" come si usa dire. 
E poi guardo gli effetti...eh già...perché per me lo yoga è roba pratica, deve avere degli effetti, se no a che serve? 
Non trova?
Lei ha proprio un bel sorriso, scusi, ma mi fa sentire un po' stupido, non so perché....
Certo che Buddha, quello storico intendo, Shakyamuni, secondo me era un grande. 
Lo ha mai letto il Kamala Sutta? Quello che dice di non credere... Ah...lo ha letto? 
Bene.
Ecco quello mi piace proprio. sembra un manifesto del buon senso comune, ma è così profondo, invece...sbaglio?
Però ecco non è che faccio tutto quello che dice Buddha solo perché si chiama Buddha.
Per me, e non sto mica scherzando, Buddha o l'autista del 223 è uguale, non è per essere irriverente, ma insomma...ha capito, no, cosa voglio dire?
Però nel mondo dello yoga non è mica così per tutti, c'è un sacco di gente che parla per sentito dire.
Per esempio quelli che  dicono che Buddha non è ortodosso, non segue i veda, lo sa cosa sono i Veda, vero?
Ecco questa roba dell'ortodossia...già la parola mi fa partire gli emboli...secondo me l'unica cosa che conta è l'essere umano, però, ecco, mi pare che ci sia un po' di ignoranza in giro.
C'è un sacco di gente che parla per sentito dire e, si è vero, io sono un po' ossessivo, nel senso che verifico tutto, cerco di farlo almeno... ma questa cosa di Buddha e dell'ortodossia... questa cosa che dicono che è al di là dei Veda...
Insomma, lei gli ha letti Veda?
Si? Ma dai!... e la Chandogya Upanishad l'ha mica letta? ...quella per esempio lo dice chiaramente...dice che le scritture sono cinque... ci sono i quattro Veda e poi gli insegnamenti nascosti... è la quinta testa di Brahma. 
Lo sa, no? Brahma ha quattro teste, ma all'inizio ne aveva cinque e la quinta sarebbe proprio quella degli insegnamenti segreti, sarebbe il cranio in cui beve Shiva.! 
Va beh! la faccio breve: quando Buddha dice di essere oltre i Veda dice una cosa che è scritta proprio lì, nei Veda. 
Cioè se si vuole proprio parlare di Tradizione, Buddha è più tradizionali dei tradizionalisti, la Tradizione cosa altro è se non l'essere umano?
Pensi che, lo so che è buffo, ma io non credo che Buddha abbia mai detto di essere buddhista, anzi, secondo me lo hanno inventato dopo, il buddhismo. Buddha era uno yogin, un grande yogin.
E un grande essere umano.
E non aveva etichette, norme, regole che non fossero quelle naturali, lo stato naturale dell'essere umano.
Si era uno yogin Buddha! E anche quelli che hanno imparato da lui, come Milarepa, erano yogin. 
Milarepa...ma lo sa che c'è gente che mi ha chiesto "ma che c'entra Milarepa con lo Yoga?" 
Ma come che c'entra? ma perché non studiano non leggono, non verificano...
Beh si, ha ragione, ognuno vede e cerca quello che gli pare.
Ma insomma: possibile che ci sia tanta genete che apre la bocca per dar aria ai denti? non è mica necessario interessarsi di Yoga e di Buddhismo, ma se ne parli e dai giudizi secondo me dovresti almeno informarti...
Dice che non è importante?
Si, è vero, in fondo a me che m'importa? 
Ha proprio ragione.
Ma non ce la faccio, forse sono polemico di natura, ma se uno dice una cosa campata in aria, tipo che Buddha è eterodosso...ma cosa vuol dire poi eterodosso? 
Cioè, leggono delle cose scritte da italiani o da inglesi di oggi e, senza nemmeno prendersi la briga di cercare le parole vere di Buddha o di Shankara, o di Milarepa, che ci sono eh... si trovano, basta cercare. 
Insomma leggono delle cose scritte da autori contemporanei e senza verificare le fanno proprie, le pigliano per verità inoppugnabili e alla fine col passa parola viene fuori uno yoga che non esiste e un Buddha Shakyamuni da fumetto. Oh si! certo che si!
Come la storia del film di Bertolucci... Col padre di Buddha, Shuddodhana, che sembra un cretino che si tinge i capelli, ma quello era un grande!
Era a capo di una lega delle città stato, sull'Himalaya, e un giorno si è schierato contro i Brahmini -"più attratti dal luccichio dell'oro che dai fuochi sacrificali"- e  i preti gli hanno dichiarato guerra. 
Forse è da lì che nasce la favola di Buddha contrario all'induismo, ma porca miseria se nelle leggende si dice che Indra e Brahma rendono omaggio a Shakyamuni! E Mahakala? il protettore del Buddismo vajrayana? Lo sa che è Shiva?
Ah lo sa?
Beh, comunque ecco, come fa ad essere contrario all'induismo un insegnamento che viene protetto da Shiva?
Nello yoga si parla tanto di ignoranza metafisica, di avidya, ma secondo me si dovrebbe lavorare sull'ignoranza ordinaria, bisognerebbe studiare di più...
Dice che non importa?
Boh!.
Però ecco ci sono cose che non mi vanno giù. Lo sa ad esempio che qualche misogino ha taroccato gli insegnamenti yoga?
Si è vero... C'era un sutra, poi se vuole glielo mando per mail... Ah! lei non ha il computer?
Va beh è lo stesso, insomma quel sutra diceva che gli "uomini hanno bisogno dell'iniziazione e le donne no, devono solo ricordare" e l'hanno cambiato in " solo gli uomini possono essere iniziati" ma le pare?
Cosa ha detto? 
Può ripetere per favore?

-" Non vedo uomo nell'universo intero e non vedo donna. Sono diversi come l'acqua e l'onda"-



....Apperò... bello... anche il suo sorriso è bello, ma mi fa sentire un po' stupido...non so perché...
Oh deve andare adesso? Mi spiace, scusi se le ho rubato del tempo.
Aspetti, come ha detto che si chiama? 
Si è vero non me lo ha detto... ho parlato sempre io.. aspetti...






mercoledì 6 novembre 2013

NON CREDETE

"Non dovete credere nella forza delle tradizioni,
 anche se sono tenute in grande considerazione per molte generazioni e in molti luoghi;
non credete in una cosa semplicemente perché molti ne parlano;
non credete basandovi unicamente sulle affermazioni degli antichi saggi;
non credete nelle cose che vi siete immaginati pensando che fosse un dio ad ispirarvi;
non credete in nulla che si basi solo sull'autorità dei vostri maestri o dei preti.
Dopo averle attentamente esaminate, credete soltanto alle cose che avete sperimentato e trovato ragionevoli, alle cose che faranno il vostro bene e quello degli altri".

Shakyamuni- "KAMALA SUTTA" - traduzione di Alexandra David Neel







IL VUOTO, LA FORMA E LO SPAZIO COSCIENTE

Non sono mai riuscito a capire bene la differenza tra "Spazio" e "Vuoto".
Se qualcuno mi dice "fammi spazio" vuol dire che devo  spostarmi e allontanarmi da lui in modo da mettere una porzione di vuoto tra di noi. Ma poi il vuoto non è che sia proprio vuoto: c'è l'aria e la terra e un sacco di altra roba.
Sembra quella vecchia pubblicità dei cioccolatini dove una cappelluta e ammiccante nobildonna faceva sdilinquire Ambrogio, il maggiordomo mostrandosi affamata "ma la mia non è proprio fame...": lo spazio è vuoto ma non è proprio vuoto.


Il vuoto  si può conoscere solo al negativo, per la sua possibilità di essere riempito.
E lo spazio può essere conosciuto solo grazie a ciò che lo delimita, la forma.

La forma, frutto dell'evoluzione/proiezione di un archetipo, è ciò che "qualifica" lo spazio.

Cerco di spiegare cosa significa, per me, "evoluzione/proiezione di un archetipo":
un'automobile è una evoluzione/proiezione del carro  nel senso che se non ci fosse stata l'idea del carro, l'auto non potrebbe esistere. Il carro a sua volta è una evoluzione/proiezione della ruota e la ruota lo è del piede. 
Il piede è in questo caso l'archetipo.
Lo so che sembra roba idiota, ma credo che non lo sia.
Per comprendere lo yoga bisogna imparare a pensare come i rishi e i siddha, bisogna, cioè, cogliere quei legami tra microcosmo e macrocosmo e tra i singoli principi della manifestazione che sono la base teorica dello yoga.
 Da ognuno dei cinque elementi della fisica indiana, ad esempio, [spazio, vento, fuoco, acqua, terra] prendono vita una percezione, una delle cinque azioni fondamentali, un organo di senso, un organo di azione ecc. ecc.
Per rimanere all'esempio del piede-ruota, carro-macchina, il principio fondamentale è Fuoco/luce, dal Fuoco/luce "procedono", la vista, l'azione del muoversi, l'occhio e il piede, collegati, nel corpo umano al chakra dell'ombelico [nabhi o manipura cakra] ed al "suono seme" ram [NB. si badi bene che non si tratta di un impianto teorico nato da una mente disturbata, ma di legami veri, sperimentabili nel corso della pratica].



La forma, frutto dell'evoluzione/proiezione di un archetipo, è ciò che "qualifica" lo spazio.
Lo spazio delimitato da un pavimento, un soffitto e quattro mura io lo definisco stanza.
In termini assoluti non sarà diverso dallo spazio delimitato da un teiera, ma la forma della stanza e della teiera ne qualificano il contenuto e ne mostrano la funzione.
Se prendo una bustina di tè, la metto sul pavimento di una stanza e ci verso sopra dell'acqua bollente potrò anche dire che ho preparato il tè, ma questo si spargerà sulle mattonelle e leccare il pavimento fa brutto.
Se ci pensa non cambiano né la natura del tè né la natura dell'acqua né la natura dello spazio.
Cambia solo la forma.
La stanza e la teiera, forme che qualificano lo spazio delimitandolo in maniera diversa, per svolgere la loro diversa funzione, devono avere delle aperture.
A cosa servirebbero una teiera senza beccuccio e con il coperchio incollata ed una stanza senza porte?
La forma non basta. Se lo spazio interno alla teiera e lo spazio interno alla stanza non avessero possibilità di comunicare sarebbero inutili: non potrebbero svolgere la loro funzione e perderebbero quindi il carattere di necessità.



Il corpo umano concettualmente, non differisce punto da una teiera o da una stanza: è un involucro con delle aperture che permettono la comunicazione tra spazio interno e spazio esterno:
 gli occhi, le orecchie, le narici, la bocca, i genitali e l'ano.
 Questo  significano i passi delle scritture in cui si parla delle "nove bocche" del corpo energetico e del corpo grossolano.
Le nove aperture hanno il compito di mettere in comunicazione spazio interno e spazio esterno per permettere la conoscenza, ovvero la discriminazione tra Io [lasciando perdere le teorie freudiane con "Io" si intende tutta la roba compresa nello spazio interno] e Questo [tutta la roba compresa nello spazio esterno].
Così come la teiera è costruita in modo da poter ospitare il tè e renderlo fruibile dallo sperimentatore, così il corpo sarà costruito in modo da ospitare l'Io e renderlo oggetto di conoscenza. 
E come il tè rimarrebbe tè, in termini assoluti, anche se sparso sul pavimento, così l'io dovrebbe rimanere tale anche se non ospitato dal corpo grossolano, solo che , come il tè versato per terra, sarebbe difficilmente "fruibile" (e probabilmente avrebbe pure un cattivo sapore).
L'analogia teiera/corpo umano, molto usata in Cina e Giappone [in India si preferisce parlare di "vaso"] funziona fino a un certo punto.
La teiera è la forma che permette la fruizione del tè da parte dello "sperimentatore" [munito di una tazza, si spera].
Il corpo/teiera è la forma che permette di fruire dell' Io/tè.
Ma il "fruitore" chi è?
Lo spazio se lo limitiamo in una teiera, una stanza o un corpo umano, appare "qualificato" in maniera diversa.
Ma questo termine "qualificato" può essere ingannevole.
In qualche modo quando lo spazio si trova all'interno di una teiera "decide" di ospitare il tè, quando si trova all'interno di una stanza "decide" di ospitare la "vita quotidiana".
All'interno del corpo è lui a "decidere" di ospitare l'Io!
C'è uno spazio interno ["Io", che in questo caso nello yoga viene detto chitta akasha o spazio della memoria] c'è uno spazio esterno [l'ambiente che "Io" può conoscere, maha akasha o grande spazio] e ci sarà un'altro spazio che comprende sia "Io" che l'ambiente che "decide" di ospitare gli altri due.
Questo spazio è chiamato in sanscrito chit akasha o spazio senziente, ed è la cosa che più di ogni altra si avvicina alla definizione  di Dio: "infinito spazio cosciente"